La Lega del Papeete guida la protesta dei Balneari. Destre in trincea per difendere le rendite dei concessionari. Carroccio, FI e FdI contro la concorrenza e le sentenze che ordinano le gare sull’affidamento dei beni dello Stato

balneari spiagge
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Nella sua legge sulla Concorrenza anche il salvatore dell’euro, ovvero il premier Mario Draghi, è rimasto vittima dei veti della Lega e di Massimo Casanova, titolare del Papeete beach ed europarlamentare leghista, gran suggeritore di Matteo Salvini in tema di spiagge. Un pressing, quello del Carroccio, che ha portato il governo a escludere la revisione delle concessioni dal suo ddl. All’indomani della sentenza del Consiglio di Stato (leggi l’articolo), che ha stabilito lo stop della proroga delle concessioni dal 2024, i balneari si ribellano.

SCONTRO SOTTO L’OMBRELLONE. “La decisione del Consiglio di Stato è una doccia gelata per il comparto turistico balneare italiano, che rischia di sancire la morte di oltre 30 mila famiglie che lavorano nel settore, decretando il blocco degli investimenti in un momento di massima urgenza di ripresa economica e rendendo fortemente instabile il futuro di circa un milione di lavoratori”, dice Casanova.

“Voglio credere che sia stato un errore, quello di lasciare una decisione così importante ai giudici del Consiglio di Stato e non piuttosto un disegno ben orchestrato. L’esecutivo ha il dovere di difenderci”, afferma Assobalneari Confindustria. Sulla stessa linea Federbalneari che insiste sul danno che potrebbe subire il comparto e sulla necessità che il governo convochi operatori e associazioni di categoria. I partiti pronti a difenderli sono i soliti: Lega, ovviamente, FI e FdI.

“La sentenza del Consiglio di Stato è imbarazzante: dice al Parlamento di smetterla di essere Parlamento, perché la Bolkestein non si discute. Faremo di tutto per tutelare il lavoro di balneari e ambulanti”, promette Salvini. “Accanirsi contro balneari e ambulanti in questo momento storico è un grave errore”, dichiarano da Forza Italia Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco. Si dice sconcertato dalla sentenza il partito di Giorgia Meloni: “FdI non indietreggerà di un centimetro nella difesa di questo comparto, una battaglia moralmente giusta che porteremo avanti fino alla fine”.

Sul fronte opposto i giallorossi plaudono ai magistrati. “Anche l’ultima difesa è caduta. Le concessioni demaniali marittime vanno messe a gara, senza se e senza ma”, dichiara il dem Dario Stefano. “La sentenza del Consiglio di Stato è chiara”, dicono dal M5S, “servono le gare prima di dicembre 2023, altrimenti è a rischio l’intero settore. Il governo Draghi e la politica devono regolare un settore che da 15 anni aspetta risposte. Per questo il M5S chiede a tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, di aprire un tavolo in vista del ddl Concorrenza e della Legge di Bilancio, dove si scriveranno le nuove regole a tutela dell’occupazione, degli investimenti e dell’ambiente”.

Chi ha festeggiato per la sentenza del Consiglio di Stato sono state le associazioni ambientaliste. “In Italia c’è poca trasparenza sulle concessioni, che crescono di anno e in anno, e poi c’è la questione dei canoni irrisori. Ora l’auspicio è che con questa sentenza le cose nel comparto balneare possano cambiare e migliorare”, commenta Legambiente.

Leggi anche: Concessioni balneari prorogate fino al 31 dicembre 2023 per organizzare le gare. Per il Consiglio di Stato va tutelata la concorrenza. Non saranno possibili ulteriori rinvii.

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