Legalità, al Sud lo Stato si è arreso

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di Antonello Zitelli

Aggredito con calci e pugni è riuscito a mettersi in salvo grazie all’intervento dei vigili urbani. E’ successo a Catania in un caldo pomeriggio domenicale di ottobre: 30 gradi all’ombra. E forse sarà stata anche l’alta temperatura che ha mandato su di giri alcuni facinorosi che hanno preso di mira un ciclista, pestandolo davanti a donne e ragazzini.

TRAFFICO BLOCCATO
La sua “colpa”: andare in giro con altri amanti delle due ruote, in un’area temporaneamente liberata dal traffico, diffondendo musica con un piccolo impianto montato dietro il sellino. Raffaele Lo Savio, 24 anni, impiegato, appassionato anche di danza e arti marziali, mai avrebbe pensato di rischiare la vita per quella bicicletta con stereo e casse acustiche. C’è mancato poco che accadesse. Nel capoluogo etneo l’amministrazione comunale guidata da Enzo Bianco, ha deciso, una volta al mese, di pedonalizzare una zona costiera che si affaccia sullo Jonio. Un lungomare da cartolina che, liberato dalle auto, diventa un enorme balcone panoramico: da un lato il mare e dall’altro il vulcano Etna. La strada si apre ai pedoni e ai ciclisti. La chiusura, anche se temporanea, non è molto piaciuta ai commercianti. Ma questo è già accaduto in situazioni analoghe in molte altre città italiane. Nei mesi passati non era successo nulla. Soltanto qualche mugugno e qualche nota polemica delle associazioni di categoria. Normali prese di posizione.

SERRATA
Domenica scorsa però i commercianti avevano deciso la “serrata”. Tutto chiuso: anche i camion per la vendita dei panini. Sarebbero stati proprio alcuni di loro, in queste ore si stanno esaminando i filmati, a dare il via al pestaggio. Vedendo transitare Raffaele lo hanno “invitato” a spegnere la musica. E per rendere più convincente la richiesta, in quindici, racconta chi era presente, lo hanno difatto circondato ricoprendolo di calci, pugni e spintoni. Non contenti di ciò gli hanno pure spaccato una sedia di plastica in testa. Raffaele, come testimonia il filmato caricato su Youtube, ha incassato senza reagire. La pratica delle arti marziali e il fisico robusto gli hanno consentito di non subire danni seri. Ad un’altra persona con un fisico più esile sarebbe andata molto peggio.
I vigili urbani hanno faticato un bel po’ a tenere a bada i facinorosi e mettere in salvo il ciclista facendolo salire su un autobus del trasporto pubblico cittadino. Messo in salvo il ciclista la furia degli aggressori si è così riversata sulla bici e su quell’impianto di diffusione sonora, in parte gettato sugli scogli. Il giovane ha dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso, ma per fortuna se l’è cavata con qualche ecchimosi.

Città senza più regole

Il catanese si lamenta per natura. Di tutto e di tutti. Ama vivere sopra le regole e sempre più spesso viola anche quelle del vivere civile. Per lui non esistono. O semplicemente le ignora. Soprusi e angherie sono all’ordine del giorno. Dal parcheggio dell’auto in seconda e terza fila, all’occupazione del suolo pubblico: una bancarella volante si monta in qualunque angolo di strada. Così mettere ordine diventa complicato. Migliorare è possibile e si può cominciare con piccole cose. Un’area sottratta alle auto per alcune ore e restituita a donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambini e bambine dovrebbe essere salutata con entusiasmo da tutti. Dovrebbe rappresentare una conquista. Un modo per migliorare la qualità della vita, ma anche i consumi. Raggiungere le aree pedonalizzate con i mezzi pubblici e non avere il problema del parcheggio dell’auto significa avere più tempo da dedicare allo shopping, a gustare una bevanda o una pietanza. E invece a tutto questo c’è chi dice no. E quanti manifestano di gradire l’iniziativa dell’amministrazione devono essere zittiti. Per molti usare metodi spiccioli per risolvere ogni questione è una normalità. Così le mani si sostituiscono alle parole. L’impulso prevale sulla ragione e la violenza ha il sopravvento. Io non sono un catanese doc, ma lo sono d’adozione per aver deciso di vivere in questa città oltre 30 anni fa.

BULLI DI PERIFERIA
Negli anni Catania è molto cambiata. Non è più quella bella signora d’un tempo. La colpa non è sempre addebitabile all’amministratore di turno. La città è cambiata perché sono cambiati i catanesi, per natura strafottenti. Non tutti sia chiaro. Anzi la stragrande maggioranza sono persone perbene. Il problema è che quella minoranza, piccola o grande che sia, ha il sopravvento. Quanto accaduto domenica ne è un esempio. Raffaele, conosciuto da tanti per quella bici un po’ stravagante, era con la fidanzata e alcuni amici. Doveva essere una passeggiata come tante. Qualche pedalata senza preoccuparsi di schivare le auto, la musica a fargli compagnia, e non solo a lui, e un gruppo di appassionati delle due ruote, una cinquantina, che si godono una serata all’aperto. Ma questa atmosfera è stata interrotta da chi avrebbe preferito lo strombazzare dei clacson, il rumore dei motori e l’odore dei gas di scarico. Quanto accaduto dovrebbe scuotere le coscienze. Le istituzioni dovrebbero con maggiore vigore far sentire la propria presenza e non darla vinta ai facinorosi a quelli che a Catania vengono definiti “spacchiusi”, che si atteggiano, che si sentono superiori, un po’ malandrini.

INDIFFERENZA
Raffaele per fortuna è uscito tutto sommato indenne, ma le cose sarebbero potute andare diversamente. In Svizzera, ma anche a Bergamo o a Parma se qualcuno butta un fazzolettino di carta per terra viene subito rimproverato o quanto meno guardato male dagli altri, se poi commette una infrazione stradale gliene dicono di tutti i colori. A Catania, e più in generale al Sud, in casi simili o anche peggiori se qualcuno interviene c’è subito pronto qualche altro che si schiera a favore di chi ha commesso l’infrazione pronunciando la classica frase: “ma a lei chi c’interessa”, ma a lei cosa gliene importa. Il pestaggio di domenica riguarda tutti e ognuno deve fare la propria parte affinché una cosa del genere non accada mai più.