Legge elettorale, aperture anche da Renzi. L’ex premier punta sulla sfiducia costruttiva per il proporzionale

di Fausto Tranquilli
Politica

Sulla riforma della legge elettorale, caldeggiata dai dem, dopo le molte aperture del Movimento 5 Stelle ieri ne è arrivata una anche da Matteo Renzi. Un ulteriore ostacolo sul cammino del Conte 2 sembra così essere stato rimosso. Per arrivare alla nuova norma la chiave di volta potrebbe ora essere l’introduzione della sfiducia costruttiva. Il leader di Italia Viva, pur restando un sostenitore del Sindaco d’Italia e dunque di quel modello che declina su scala nazionale il sistema di elezione dei sindaci, ha ammesso che, “se si fa il proporzionale, allora si elimina anche il bicameralismo e si mette la sfiducia costruttiva”.

Per l’ex premier si va così sul sistema tedesco. Il ministro degli esteri pentastellato Luigi Di Maio ha quindi ribadito la necessità di rispettare il patto per le riforme sottoscritto alla vigilia del varo del Governo giallorosso. “Ha ragione Nicola Zingaretti – ha detto – nel senso che noi abbiamo fatto un patto quando abbiamo formato il governo: avremmo tagliato il numero dei parlamentari e allo stesso tempo avremmo fatto una nuova legge elettorale e la riforma del regolamento delle Camere”. “Io non condivido il concetto che con meno parlamentari il Parlamento è meno forte – ha poi aggiunto – penso che si rafforzerà proprio perché riformeremo i regolamenti. Dobbiamo mantenere gli accordi. Su questo, come Movimento, siamo totalmente d’accordo”.

Resta l’incognita dei tempi, considerando che il referendum è fissato per il 20 e 21 settembre, fra meno di un mese e che prima di allora il Partito democratico chiede che la legge elettorale sia licenziata in almeno una Camera. Impresa difficile ma non impossibile. “La nuova legge elettorale non deve avere colore politico, non importa che si chiami Grillonellum, Zingarellum o Contellum. Al Paese interessa solo che garantisca la governabilità e la stabilità per 5 anni”, ha sostenuto intanto l’esponente dem Stefano Pedica.

“L’unica cosa che conta – ha evidenziato – è la governabilità. Abbiamo il dovere di dare fiducia al Paese e di superare quel sistema di coalizioni fatto di partitini che pensano più a sopravvivere oltre che alle poltrone e al potere che al bene dell’Italia. La proposta del Partito democratico va nella direzione di dare stabilità. E ben venga un tetto di sbarramento al 5%. Spero nel senso di responsabilità da parte di chi è stato eletto per rappresentare il popolo. E il popolo vuole oggi più che mai serietà e rispetto, non il solito teatrino della politica”.

Nel dibattito intanto cerca di inserirsi anche il centrodestra. “Non sarà mai una buona riforma elettorale se non si restituisce agli elettori il diritto di scrivere il nome e cognome sulla scheda elettorale. Lancio un appello a tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione: reintroduciamo le preferenze”, ha dichiarato ieri Antonio De Poli, senatore dell’Udc. “Noi da sempre siamo favorevoli a un sistema proporzionale che garantisca la rappresentanza dei territori. Il sistema delle preferenze – ha aggiunto De Poli – è l’unico strumento per riavvicinare i cittadini alla politica e alle istituzioni”.

“Abbiamo presentato le proposte, noi siamo per il mantenimento del maggioritario con una parte di proporzionale”, gli ha fatto eco il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, intervenendo a Bari per la presentazione delle liste di FI a sostegno del candidato unitario del centrodestra, Raffale Fitto. “Ma – ha aggiunto – non è questo il momento di parlare di legge elettorale, in questo momento gli italiani sono preoccupati della salute, dei loro figli che devono tornare a scuola e del lavoro”.