Legge elettorale impossibile. Nessuna intesa tra i partiti. Cresce il fronte delle urne con l’attuale sistema

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Un parlamentare di Centrodestra, parlando con La Notizia, lo dice senza girarci intorno: “La legge elettorale? Solo Brunetta (capogruppo di Forza Italia alla Camera, ndr) è convinto che si farà, ma nei fatti nessuno muore dalla voglia. A cominciare dal Pd. Alla fine s’andrà a votare con quello che c’è”. Cioè i due Consultellum. Rieccola la politica che, chiuse sdraio e ombrelloni, torna piano piano al lavoro. Trovando tra i primi provvedimenti in agenda, almeno in quella della commissione Affari costituzionali della Camera, proprio la legge elettorale. Se ne parlerà domani e giovedì, a distanza di tre mesi dall’incidente che in Aula bloccò la riforma messa a punto da Pd, Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle. A leggere le parole del presidente della commissione, Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori), però, le chance di un happy ending sono ridotte al lumicino. “A chi mi domanda se sono ottimista sulla legge elettorale rispondo che non è facile esserlo, se nelle interviste i leader dei due maggiori partiti, Renzi e Di Maio, affermano che non se ne farà nulla – ha ricordato Mazziotti –.

Tuttavia c’è da considerare che se non si farà la legge elettorale, tutti i partiti e i movimenti faranno una figuraccia, cosa che spinge in suo favore”. Ma, come detto, non è che i partiti muoiano dalla voglia. Nonostante il capo dello Stato, Sergio Mattarella, l’abbia ripetuto più d’una volta: serve “armonizzare” i sistemi in vigore per Camera e Senato, pena l’ingovernabilità. Concetto fatto proprio dal presidente del gruppo Misto di Montecitorio, Pino Pisicchio, che ieri ha chiesto un “patto di fine legislatura” per approvare, oltre a una legge di stabilità per dare sostegno ai primi segnali di ripresa, proprio la legge elettorale. “Non si può pensare di andare al voto con i due lacerti delle vecchie leggi consegnatici dalla Consulta”, ha sostenuto l’ex sottosegretario dei Governi Ciampi e Amato, “perché sarebbe l’ingovernabilità certa”. Tutto chiaro.

Ma da dove ripartire? Forza Italia dice dal tedesco, naufragato a giugno. La Lega sostiene dal Mattarellum, il M5S dal Legalicum. Il Pd aspetta le mosse altrui. Matteo Orfini si dice pessimista (“ci proveremo ma le possibilità di riuscirci mi sembrano quasi nulle”) mentre Emanuele Fiano pone una conditio sine qua non: “Se ci devono essere cambiamenti o avanzamenti, devono essere sostenuti da tutte e 4 le forze che avevano sottoscritto l’accordo a giugno poi saltato e anche da altre forze politiche che vorranno confrontarsi”. Per Brunetta (FI), “il Centrodestra unito vuole arrivare ad un testo base entro il 12 settembre e andare in Aula per il voto entro la fine del mese”. Se anche fosse, il problema sarebbe rappresentato dal Senato. Dove ormai ogni provvedimento in arrivo dalla Camera (pdl sui vitalizi, Ius soli e testamento biologico i casi limite) deve scontrarsi con numeri ballerini, mal di pancia e cespugli vari. Non solo. C’è infatti chi fa notare un altro “impedimento”, rappresentato dalle Regionali in Sicilia del 5 novembre. Sarebbe un azzardo, prima di quella data, approvare una legge col rischio che venga sconfessata il giorno dopo. È la politica, bellezza.

Twitter: @GiorgioVelardi