Ora sono tutti per il proporzionale. Rivivono gli anni Ottanta con prove tecniche di inciucio tra Pd e Forza Italia

di Stefano Iannaccone
Politica

Per anni si è parlato di ingresso nella Terza Repubblica, con un cambio di passo della politica. Invece gli ultimi giorni si segnala il desiderio di tornare indietro, alla Prima Repubblica. E in questo caso non è necessaria una macchina del tempo: basta la riscrittura della legge elettorale, in senso proporzionale, con un premio di maggioranza non esagerato e una soglia di sbarramento non superiore al 3%.

Salvare la pelle – Il sistema, su cui i partitini stanno lavorando, ha già creato inedite convergenze: da Sinistra italiana al Nuovo Centrodestra, con la benedizione di tutti i cespugli centristi. “Bisogna rispettare un principio di rappresentanza”, è il mantra ripetuto dagli ultras del proporzionale. Questo significa una polizza vita sulla sopravvivenza, oltre alla possibilità di andare alle elezioni con le mani libere, sacrificando un altro slogan renziano: quello del “sapere chi vince la sera delle elezioni”. Alle spalle dei piccoli, c’è poi una sponsorizzazione pesante: quella di Forza Italia, che non vede altre soluzioni per garantirsi un peso politico anche nella prossima legislatura. “Nella nostra condizione è difficile accettare qualsiasi altra ipotesi. A cominciare dal Mattarellum”, spiega una fonte interna ai forzisti. Un ragionamento suffragato da Gianfranco Rotondi, segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, fedelissimo di Silvio Berlusconi: “In un sistema a tre poli la legge Mattarella è impraticabile perché condanna il terzo polo – quale che sia – a sparire dal Parlamento”, ha spiegato. E, sondaggi alla mano, il terzo polo al momento rischia di essere il Centrodestra. Il Pd, lacerato dalle divisioni interne, sta proseguendo la linea pilatesca sulla legge elettorale: “Il fronte del No ha vinto il referendum, spetta ai leader vincitori presentare una proposta”. Il motivo? Il Pd – sostengono i renziani – ha già sul tavolo la propria proposta: l’Italicum. D’altra parte, in questo clima da largo del Nazareno è maturata la disponibilità al confronto. Con una crescita della fazione pro-proporzionale e l’introduzione delle preferenze: le varie correnti interne potrebbe “pesarsi” nelle urne nella logica della faida perpetua. E così si instaurerebbe anche una linea di dialogo con Forza Italia, che nonostante le polemiche di facciata resta l’interlocutore preferito.

Italicum mon amour – In linea teorica pure il Movimento 5 Stelle sarebbe favorevole a una legge in senso proporzionale: a settembre alcuni deputati pentastellati hanno firmato una mozione per chiedere  “l’emersione di una maggioranza parlamentare effettivamente voluta dai cittadini, a differenza di quella prodotta dagli artifici giuridici del premio nazionale previsto dal cosiddetto Porcellum e dal cosiddetto Italicum”. Ma in questo caso c’è una controindicazione: per il M5S sarebbe quasi impossibile ottenere una maggioranza, vista l’allergia a qualsiasi tipo di alleanza. Non a caso, fiutata l’aria di crescita nei consensi, Beppe Grillo ha virato verso l’Italicum, proponendo l’eventualità di renderlo esecutivo anche per il Senato. Qual è il risultato di tanto dibattere? La certezza è la data fatidica del 24 gennaio. Prima del pronunciamento della Consulta, nessuno è intenzionato a toccare palla in maniera ufficiale. Nemmeno i 5 Stelle, che pure aspettano le elezioni come la Terra Promessa. Tuttavia, dal 25 gennaio in Parlamento potrebbero fioccare le proposte di modifica alla legge elettorale, dal Centrodestra alla sinistra, passando per tutti i partiti di centro. E l’impianto sembra già scritto: un proporzionale. Dal retrogusto di Prima Repubblica.

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