Legge elettorale, Piano b delle destre se perdono il referendum: riscrivere le regole per blindarsi

La paura di prendere una batosta al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo ha spinto le destre a blindare prima la legge elettorale

Legge elettorale, Piano b delle destre se perdono il referendum: riscrivere le regole per blindarsi

Anticipando i contenuti dell’accordo trovato dal centrodestra sulla riforma della legge elettorale, questo giornale aveva spiegato il senso dell’accelerazione impressa dal governo a questo dossier. Ovvero, la paura di prendere una batosta al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo ha spinto le destre a blindare prima la legge elettorale. Se il Sì dovesse prevalere al referendum la maggioranza arriverebbe alle urne con un doppio intervento sulle regole: giustizia e sistema di voto. Ma se fosse il No a imporsi, la nuova legge elettorale resterebbe comunque in piedi, già incardinata e pronta a ridisegnare i rapporti di forza in vista delle politiche che ci saranno tra un anno. Una sorta di exit strategy della maggioranza per blindarsi, cambiando prima le regole del gioco per garantire sé stessa.

Piano b delle destre se perdono il referendum: riscrivere le regole per blindarsi

Il testo della riforma elettorale è stato depositato ieri in Parlamento dalla maggioranza. E prevede il superamento dei collegi uninominali del Rosatellum in favore di un sistema proporzionale con premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, 35 al Senato) alla coalizione che supera il 40%, con una soglia massima di 230 seggi conseguibili alla Camera e 114 seggi conseguibili al Senato. Ballottaggio tra il 35% e il 40%. Nome del candidato premier sul programma (e non sulla scheda). Non ci saranno le preferenze. Prevista una soglia di sbarramento al tre per cento.

I contenuti della riforma spiegati dalle destre

A tutela delle opposizioni, in nessun caso la maggioranza potrà superare il sessanta per cento degli eletti. Ciascuna coalizione, inoltre, dovrà depositare unitamente al programma anche un unico nome da proporre al Presidente della Repubblica come incaricato alla Presidenza del Consiglio. Lo si legge in una nota del centrodestra dopo il deposito della proposta di riforma. Nessuna variazione è prevista per le dimensioni delle attuali circoscrizioni e degli attuali collegi plurinominali e proporzionali, nessuna variazione è prevista nemmeno per l’attuale soglia di accesso del tre per cento.

Il governo offre disponibilità al confronto ma le opposizioni non accettano

“Siamo disponibili a un confronto con tutte le forze politiche per proposte migliorative che abbiano la condivisa finalità di garantire la rappresentatività della volontà dell’elettore e la possibilità di dare maggioranze stabili a chiunque vinca le elezioni”, commentano i presentatori della legge. Ma le opposizioni la ritengono irricevibile e ritengono assolutamente sospetta la presentazione del testo in vista del referendum per i motivi sopra elencati.

Dal M5S al Pd: ci sono altre emergenze

“Hanno fatto notte per trovare l’accordo sulla legge elettorale. Danno l’anima per le riforme per salvare i politici dalle inchieste. Continuano però a chiudere gli occhi davanti a lavoratori sfruttati e sottopagati”, è l’affondo di Giuseppe Conte, leader del M5S. “Questa notte c’è stato un vertice tra le forze di maggioranza, speravamo fosse sui salari degli italiani, speravamo che fosse sul calo da più di 30 mesi della produzione industriale. E invece no, il vertice era sulla legge elettorale, cioè sul garantire sé stessi”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein.

Il rischio di un Parlamento di nominati

“Mentre in Italia la produzione industriale continua a scendere e il carrello della spesa a salire, mentre l’insicurezza dilaga nelle strade, il Governo non ha nulla altro da fare che parlare di legge elettorale. Che nel merito, più che uno stabilicum, è un Italicum ma senza le preferenze. Giorgia, sicura che non ci siano temi più importanti da affrontare per i cittadini?”, ha affermato il leader di Iv, Matteo Renzi. “Il limite – osserva il fondatore di Youtrend, Lorenzo Pregliasco – appare l’assenza di ogni tipo di indicazione da parte dell’elettore: senza collegi uninominali e senza preferenze non ha voce in capitolo. In questo modo il rischio è tornare ad un Parlamento di nominati”.