L’Emilia non è più virtuosa. Quanti corrotti nella culla Pd

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di Antonello Di Lella

Un modello citato più volte. Quello dell’Emilia Romagna come regione virtuosa: l’ultima volta in ordine di tempo è accaduto nei mesi scorsi prendendo spunto dalla modalità con cui è stata affrontata la ricostruzione nei territori distrutti dal terremoto dello scorso anno. Ma i modelli presi come riferimento sono anche altri dalle ferrovie passando per la sanità. Scorrendo però le cronache, soprattutto quelle giudiziarie, viene fuori un quadro disarmante che forse ci mostra una regione che in fin dei conti tanto virtuosa non è. Pagine e pagine di faldoni di inchieste giudiziarie hanno messo in ginocchio la buona reputazione della regione portata, spesso e volentieri, come modello in tutta Europa. E non si contano gli amministratori, non solo politici, finiti nell’occhio del ciclone per scandali giudiziari. Una lunga inchiesta dell’Espresso ripercorre le vicende degli esponenti politici finiti nei guai in quella rappresentata come una tra le regioni più virtuose del Belpaese. Pensare che il primo sindaco del dopoguerra di Bologna, Giuseppe Dozza, utilizzava come parola d’ordine “Trasparenza”. Questa sconosciuta, almeno stando agli ultimi avvenimenti. Solo qualche giorno fa, agli inizi del mese di settembre, il vicequestore aggiunto Giovanni Preziosa è stato arrestato a Bologna dalla Guardia di Finanza di Venezia. Preziosa, dirigente del commissariato Santa Viola ed ex assessore comunale alla Sicurezza ai tempi della giunta Guazzaloca, sarebbe coinvolto in un’ampia inchiesta sul gruppo Mantovani della Procura di Venezia. Risulta indagato per corruzione, accesso abusivo a sistemi informatici, rivelazione di segreti di ufficio e peculato. Un caso che ha scosso e non poco l’intera Questura, finita di nuovo nel mirino, dopo che lo scorso anno quatto poliziotti dell’ufficio volanti vennero arrestati con l’accusa di aver picchiato e sequestrato alcuni stranieri dopo un normale controllo di routine. E non è stata la prima volta che a finire dentro in Emilia sono stati i poliziotti. Come non ricordare la banda della Uno Bianca che dal 1987 al 1994 sconvolse l’intera regione commettendo 103 delitti provocando la morte di 24 persone. Anche quella volta poliziotti arrestarono altri poliziotti, che componevano la banda. E, tornando alla stretta attualità, nella città felsinea l’allarme cresce a dismisura. Secondo gli ultimi dati della Procura in soli due anni sono stati 565 i fascicoli aperti per reati contro la pubblica amministrazione. Riavvolgendo di un po’ il nastro come non ricordare il Cinzia-gate che ha travolto l’ex sindaco di Bologna Flavio Del Bono. Il primo cittadino utilizzò denaro pubblico per spese personali e per l’ex compagna Cinzia Cracchi, patteggiando, in conclusione, un anno e otto mesi. E il nome di Del Bono sarebbe venuto fuori anche nell’indagine “People Mover”, relativo alla navetta destinata a collegare stazione e aeroporto. Inchiesta che vede coinvolte altre undici persone, tra cui la presidente della provincia Draghetti e anche Piero Collina, presidente della Cooperativa Ccc vincitrice della gara. Proprio a dimostrare che non si tratta solo di esponenti politici, ma di tutto un apparato che determina gli affari. Ma di fascicoli su corruzione, appalti truccati e abuso d’ufficio sono pieni i cassetti della Procura di Bologna.