La svolta dei 40enni. Ma a gestire tutto è solo Re Giorgio

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di Angelo Perfetti

Dimostreremo che una nuova generazione è in grado di vivere in modo diverso, di fare gioco di squadra. Secondo me questa sarà una delle cose più importanti che renderà il Pd un partito in grado di vivere molto a lungo. Sono, testuali, le parole che il premier Enrico Letta usa per esorcizzare la sua più grande paura: la caduta del governo segnata da fuoco amico. Su Berlusconi non fa conto, anche se tenta il politically correct chiedendogli collaborazione per le riforme. Ma è una cosa detta tanto per dirla, e infatti a stretto giro di posta arriva la secca replica della Santanché che seppellisce ogni possibilità di dialogo. Il fantasma presente sullo sfondo viene invece da Palazzo Vecchio, ed ha le sembianze di Renzi. Il rottamatore ha tutto l’interesse a monetizzare elettoralmente il proprio consenso dentro e fuori il partito democratico. E per farlo ha solo le elezioni come strategia possibile. Aspettare un anno o più sarebbe una mossa azzardata: dodici mesi in politica sono un’era geologica. Ma dirlo apertamente non si può, e dunque anche Renzi promette collaborazione… finché si farà come dice lui. A Letta resta così da giocare, a livello comunicativo, la carta anagrafica. E il premier non si lascia scappare l’occasione di farlo nella conferenza stampa di fine anno che, come sempre, è zeppa di “faremo”. Peccato però che il garante della svolta generazionale, del nuovo modo di fare politica, sia un signore – rispettabilissimo, per carità – di appena 88 anni, proveniente dalla prima Rapubblica e con alle spalle addirittura il Pci dell’epoca della Guerra Fredda. In pratica, ha più anni da solo il garante del nuovo corso che il nuovo corso messo insieme.

La controprova
La prova della garanzia ottuagenaria alla svolta giovane l’ha data quando Letta si è concentrato soprattutto sulla difesa del capo dello Stato: “Gli attacchi e le critiche sono legittimi” e nessuno ‘’è esente’’ ma ‘’credo che in queste ultime settimane si sia passato il limite rispetto agli attacchi al capo dello Stato’’. Letta ha poi stigmatizzato ‘’l’utilizzo, da parte per esempio di Beppe Grillo, di parole totalmente fuori luogo’’ perché Giorgio Napolitano ‘’non ha travalicato il suo ruolo” ma “ha salvato l’Italia che stava sbandando e stava finendo fuori strada”. Da presidente a Messia il passaggio è breve.

Il rapporto con Renzi
Il premier ha parlato esplicitamente dei rapporti con Matteo Renzi, tornando sulla questione del cambio generazionale. Negli anni scorsi, ha spiegato, il centro sinistra è stato vittima della ‘’iattura’’ che è stata anche la ‘’fortuna’’ di Berlusconi della competizione per la leadership. “Sono convinto- ha detto Letta – che il gioco di squadra con il segretario del Pd “dimostrerà tutti i suoi effetti positivi, non solo per l’anno prossimo ma anche per il futuro”.

L’ultima promessa
“Il 2013 – ha insitito ancora il premier Enrico Letta- sarà ricordato come l’anno della svolta generazionale: si è affermata una generazione di quarantenni senza alcun precedente nella storia repubblicana, se non nell’immediato dopoguerra. Ebbene non possiamo fallire”. Almeno su questo, sono tutti d’accordo.