Letta già ostaggio del Pd. Su Gualtieri si decide ad aprile. Scontro sulla candidatura a sindaco dell’ex ministro. I capibastone locali più forti del leader nazionale

Letta già ostaggio del Pd. Su Gualtieri si decide ad aprile
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Al Nazareno tutto cambia per non cambiare? Il neo segretario Enrico Letta ancora ostaggio di correnti, veti incrociati e trabocchetti? Così pare, almeno stando alle dichiarazioni “ufficiali” seguite alla notizia della disponibilità a candidarsi a Roma fra le file del Pd dell’ex ministro dell’Economia nel Conte bis Roberto Gualtieri. L’ ufficializzazione era stata data per certa e imminente per diverse ore nella giornata di martedì e il neo segretario venuto da Parigi aveva reagito con una frase di circostanza (“Un ottimo nome, nonché un amico” precisando però di non aver ancora messo la testa sul “dossier Capitale”).

Ieri a mente fredda i due si sono però confrontati e Letta, spiegano fonti Pd, deciderà ad aprile “forme e modalità sulla scelta delle candidature”. Non solo, pare che il segretario e l’ex ministro abbiano espresso una “comune irritazione” per la “fuga di notizie” (leggi l’articolo). La versione ufficiale è che Gualtieri, quindi, non ha ancora sciolto la riserva sebbene la candidatura gli sarebbe stata chiesta dal “dal territorio” (il mitologico “territorio”, che vuol dire tutto e niente, semmai a spingere sono stati i ras locali che intevitabilmente fanno parte di correnti e correntine che certo non si liquefanno come neve al sole in tre giorni).

Anche “fuga di notizie” è un termine che attiene alla sfera della mitologia, intesa come elaborazione relativa all’ambito del fantastico più che del reale: il nome dell’ex titolare del Mef circola sia fra gli addetti ai lavori che in ambiente dem da oltre un mese non è certo stato tirato fuori dal cilindro nelle scorse ore. Quindi lo stupore è quantomeno fuori luogo. Semmai sulla frenata possano aver inciso diversi fattori, alcuni esogeni e altri endogeni: fra questi ultimi ha sicuramente pesato il malcontento manifestato da alcuni esponenti (da Monica Cirinnà a Tobia Zevi al solito Bettini) che, pur accogliendo favorevolmente l’ipotesi Gualtieri, hanno rinnovato l’invito a svolgere le primarie.

In particolare la senatrice Cirinnà, ospite a Rai Radio1 a Un giorno da Pecora (qui il video) sottolinea caustica come Letta “Avrà subito una prova: le farà le primarie a Roma o faremo il solito caminetto?” e su Gualtieri ironizza: “Non ci si candida spuntando come funghi quando piove, o come quella canzone che si intitolava ‘Spunta la luna del Monte’. Qui sarebbe ‘Spunta Gualtieri dal Monte…’ Noi abbiamo uno statuto che prevede obbligatoriamente le primarie – ha proseguito – che si possono tranquillamente fare online nei singoli circoli”.

Dal canto suo, il diretto interessato non ha potuto, alla fine della fiera, che parlare di “annunci inopportuni in questo momento”. E ancora: “Ringrazio il segretario Enrico Letta per il lungo colloquio con cui stamattina (ieri, ndr), in piena sintonia, abbiamo analizzato la situazione relativa alle prossime elezioni comunali di Roma dopo gli articoli apparsi sulla stampa negli ultimi giorni. Entrambi siamo rimasti stupiti per le indiscrezioni su una inesistente fuga in avanti rispetto ad un percorso che richiede ancora importanti passaggi politici”.

E poi c’è lui, Carlo Calenda, che di ritirarsi dalla corsa per il Campidoglio – con o senza l’appoggio del Partito democratico – non ci pensa proprio (leggi l’articolo), e rilancia: “Lavoriamo insieme, costruiamo una candidatura unitaria. Sono disposto anche a un ticket, ma non mi permetterei di proporlo a Gualtieri non credo voglia fare il vicesindaco”, ha dichiarato ieri facendo capire che lui non si sente secondo a nessuno.

Il fattore esogeno è invece relativo all’ipotesi di fronte progressista (leggi alleanza strutturale) col 5stelle: Letta aveva chiesto a Nicola Zingaretti di “congelare” la candidatura dell’ex ministro dell’Economia così da potersi confrontare prima con il leader designato del Movimento Giuseppe Conte: la necessità è quella di rinsaldare l’alleanza Pd-M5s ma se nel comune più importante d’Italia si marcia divisi le cose si complicano un po’. E comunque sia il Pd rischia di concedere altre settimane di vantaggio alla sindaca uscente, Virginia Raggi, che ieri ha incassato l’ennesimo sostegno dal garante Grillo, che sul suo blog ha postato una foto della “guerriera” Raggi vestita da Wonder woman.

Non a caso Stefano Fassina, deputato di Leu e promotore di ‘Roma Ventuno’, parla di velocizzare le operazioni: “Il Pd riconvochi al più presto il tavolo di coalizione. Non abbiamo altro tempo da perdere. Ieri, sembrava vi fosse la possibilità di incominciare subito un serio confronto sulle emergenze della città e sul programma, intorno ad una candidatura autorevole e unitaria come quella di Roberto Gualtieri. Oggi, il Pd annuncia tempi lunghi. Così non va. Il lavoro di programma, attraverso il coinvolgimento capillare di tante risorse sociali e culturali fuori dai Palazzi, è decisivo”.