Letta tra il dire e il fare

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di Aldo Forbice

Il vero voto di fiducia Enrico Letta è andato a cercarlo a Berlino, a Parigi e a Bruxelles. Aveva troppa fretta di ottenere il “gradimento” al suo governo dalla Merkel, da Hollande e dai vertici della Ue, con una richiesta precisa: le risorse per la riforme e la crescita si possono trovare, ma solo alla condizione che Bruxelles allenti le briglie, cioè conceda una maggiore elasticità nel rigore dei conti pubblici. Diversamente quel lungo elenco di provvedimenti, annunciati in parlamento, rischiano di rimanere sulla carta. Del resto si è già avvertito qualche segnale negativo, con l’uscita di Franceschini che non dava per certa l’abolizione dell’Imu; una “interpretazione” respinta polemicamente da Berlusconi.Insomma,la battaglia per l’abolizione di questa “tassa iniqua” sulla prima casa è tutt’altro che scontata. E lo stesso vale per tutta una serie di altri provvedimenti,in primo luogo quelli sulla riduzione della pressione fiscale e sul lavoro. La questione centrale è quella delle risorse: dove trovare 15,forse 20 miliardi, per le mancate entrate e spese da investire (rifinanziamento della Cassa integrazione, esodati, reddito minimo, ecc.)?
Il clima in parlamento non era ostile a Letta. Persino i grillini non hanno espresso opinioni troppo negative sul programma, anche se l’ordine di scuderia (leggi,Grillo) era quello di votare “no”, pena l’espulsione. “Se effettivamente Enrico Letta riuscirà a realizzare tutto quello che ha elencato non c’è alcuna ragione di mantenere in piedi il M5S”, ha osservato un deputato.

La fiducia ora c’è . I reprobi del Pd sono formalmente rientrati e persino i leghisti si sono rifugiati dietro il paravento dell’astensione. E’ curiosa la motivazione di Maroni: “Siccome non siamo convinti che il programma sarà realizzato,la Lega preferisce astenersi”.Uno strano modo per esprimere soddisfazione per i contenuti del programma. Che dire delle altre due opposizioni? Quella della Meloni-La Russa-Crosetto ci sembra finta: c’è evidentemente bisogno di una presenza della destra filo berlusconiana anche all’opposizione. E poi in questo modo si può contestare la pretesa dei grillini di occupare anche la poltrona di presidente del Copasir (che viene,non a caso,rivendicata proprio da La Russa). Ai grillini andrà sicuramente la presidenza della Commissione di controllo sulla Rai, che è già molto impegnativa ( e staremo a vedere,con viva curiosità, che cosa saranno in grado di fare). E il Sel di Vendola ? Non si sa per quali ragioni abbia votato “no” a un governo presieduto dal vice segretario del Pd. E’ curioso: un esecutivo Bersani ,con un programma ben più limitato e senza maggioranza ,avrebbe trovato un pieno gradimento; quello di Letta,invece, è “troppo contaminato” dal berlusconismo. Un “no” dunque che ha messo definitivamente in crisi la stessa alleanza Pd-Sel ,che prefigura fra non molto la formazione di un nuovo partito (Sel-sinistra Pd).

Il governo dovrebbe finalmente cominciare a lavorare, anche se devono essere ancora nominati i nuovi vice ministri e i sottosegretari (una quarantina, sembra), su cui si è scatenata una bagarre senza esclusione di colpi. E’ l’eterna ipocrisia di un sistema politico che ora Letta si propone di smantellare, con provvedimenti radicali, cancellando il finanziamento ai partiti e riducendo ogni tipo di privilegio. Ci riuscirà? Non siamo ottimisti,anche perché conosciamo bene la politica degli annunci clamorosi, poi rimasti sulla carta o addirittura tradotti in provvedimenti gattopardeschi. Osserviamo solo che, se soltanto un terzo dei provvedimenti annunciati (abolizione dell’Imu per la prima casa, incentivi fiscali per le imprese, abolizione delle province, ecc.) venisse approvato basterebbe per far passare questo governo alla storia.