Letta va da papà Napolitano. Niente dimissioni né rimpasto

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di Fabrizio Gentile

Come ogni volta, Letta prima di prendere una decisione sale al Colle. Sarà perché Napolitano ha l’esperienza degli anni dalla sua parte, sarà perché rappresenta il padre putativo del suo premierato, ma non si muove foglia che il Colle non voglia. Un’ora di colloquio, quasi un briefing nel quale prendere disposizioni. E infatti è il Quirinale definire quello che dovrà essere un ‘’sollecito passaggio parlamentare’’ dove sarà tracciata la rotta del governo per il 2014”. Una sorta di pro formas, per il Colle, che vuole sbrigare presto la pratrica. E la data scelta è l’11 dicembre. Il premier Enrico Letta si presenterà mercoledì alle Camere per chiedere la fiducia sulla nuova maggioranza nata dopo l’uscita di Forza Italia.

Niente dimissioni
Il premier non si presenterà dimissionario, come invece chiesto da Forza Italia, ma punta a segnare con il voto di fiducia la ‘’discontinuità’’ rispetto alle larghe intese e ad una situazione nuova anche nei protagonisti, a partire da Matteo Renzi se vincerà le primarie di domenica. Napolitano e Letta hanno concordato (ma forse il termine è un po’ generoso col capo del governo in carica) sull’opportunità di aspettare l’esito del congresso del Pd prima della verifica in Parlamento. ‘’In questo momento in cui l’uscita dalla crisi è a portata di mano – ha detto Letta preda delle sue ormai conosciute ‘visioni’ istituzionali – noi dobbiamo dare risposte concrete ai cittadini’’. Scomparsi, come in un gioco di prestigio, i paletti e gli ultimatum del sindaco di Firenze pronto a dettare la linea al governo in caso di conquista della leadership del Pd. Secondo Palazzo Chigi (o Quirinale?) il voto sulla legge di stabilità al Senato ‘’ha confermato la permanenza del rapporto fiduciario anche nella nuova situazione politico-parlamentare venutasi a determinare’’. Mercoledi’ prossimo dunque, la mattina alla Camera e il pomeriggio al Senato, il passaggio parlamentare sancirà la fine delle larghe intese ma, nelle ambizioni del premier, la stessa determinazione ad arrivare al 2015 rafforzando l’agenda del governo. D’altra parte a chiedere un patto dentro il governo sono, da sponde opposte, sia il vicepremier Angelino Alfano sia il sindaco di Firenze Matteo Renzi, dato per favorito nella corsa alla leadership del Partito democratico.

La nota del Colle
In una nota il Colle sottolinea che si è ‘’convenuto sulla opportunità di un sollecito passaggio parlamentare che consenta di prospettare indirizzi e contenuti dell’attività di Governo, segnando la discontinuità intervenuta tra la precedente e la nuova maggioranza, esigenza sottolineata in particolare dalla delegazione parlamentare di Forza Italia nel corso dell’udienza del 28 novembre scorso”.

La reazione “azzurra”
“Prendiamo atto della sollecita risposta del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla nostra richiesta su una parlamentarizzazione della crisi di governo, dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza che sosteneva l’esecutivo Letta” – scrivono i capigruppo di Forza Italia Renato Bruentta e Paolo Romani -.Con questo passaggio alle Camere – proseguono – finirà in modo definitivo il governo delle larghe intese, e con esso questa fase della legislatura. Il voto di fiducia che il premier Letta dovrà chiedere al Parlamento va interpretato non solo come un segno chiaro di discontinuità, che abbiamo da subito chiesto, ma anche come una crisi di fatto. Una presa d’atto ufficiale della fine del governo delle larghe intese”. Intanto questa sera alle 19 si terrà la riunione dei gruppi di Forza Italia di Camera e Senato, nella sede del partito a San Lorenzo in Lucina.

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