Euroburocrati peggio dell’Isis. Bruxelles si rimangia tutto. Per ora nessuna flessibilità sui conti pubblici per le spese contro il terrorismo. E si valuterà solo per Francia e Belgio

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Nei giorni scorsi era stato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ad aprire alla possibilità di escludere le spese per sicurezza e difesa dal Patto di Stabilità. Ma a chiudere ogni discussione ci ha pensato ieri il presidente dell’Eurogruppo (l’insieme dei ministri finanziari) Jeroen Dijsselbloem: è troppo presto, ha detto, per affrontare il tema dello “scorporo” dal Patto di stabilità. Ieri, entrando all’Eurogruppo straordinario che aveva all’ordine del giorno la discussione delle opinioni della Commissione sulle bozze di leggi di stabilità, Dijsselbloem ha spiegato che le spese straordinarie per la sicurezza per l’emergenza terrorismo potrebbero essere considerate come circostanze eccezionali, ma che bisognerà vedere a posteriori come i singoli Paesi dell’area euro investiranno in sicurezza e se queste spese avranno un impatto sui loro conti pubblici. Dijsselbloem ha spiegato infatti che ieri si è discusso “delle bozze di bilancio 2016 di Francia e Belgio”, ma le manovre di entrambi i Paesi sono oggi “ampiamente conformi” alle regole del Patto e “non è urgente prendere decisioni ora”. Certamente, però, ha assicurato che “l’attuale crisi della sicurezza potrebbe essere un motivo” per considerare queste spese come straordinarie, ma “bisogna vedere il tipo degli investimenti, come e dove sono effettuate le spese e occorre vedere se hanno un impatto sui bilanci”. Anche l’Italia, ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sta considerando il possibile ricorso alla clausola di flessibilità per le spese relative alla sicurezza dopo l’allarme terrorismo: “È un tema che stiamo valutando anche nel nostro Paese”.