L’Europa delle contraddizioni finanzia la dittatura eritrea: al regime 312 milioni mentre gli abitanti scappano

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Che cosa accade in Eritrea l’ha detto chiaramente il rapporto dell’organizzazione umanitaria Human rights watch del 2014: “Il servizio militare illimitato, torture, detenzioni arbitrarie e dure restrizioni della libertà di espressione, associazione e religione causa la fuga di migliaia di eritrei dal paese ogni mese”. Ecco perché le condizioni minime di vita sono, in una parola, “vergognose”. Eppure l’Europa, la stessa Europa che ora va avanti a suon di vertici per capire come e quando muoversi per dare rifugio a uomini, donne e bambini che scappano da guerre e regimi spietati, questa stessa Europa è in procinto di finanziare il regime dittatoriale e liberticida eritreo.

UNA DITTATURA SPIETATA – A governare nello Stato africano è, dal 1991, Isaias Afewerki. Da allora si chiede al dittatore di cambiare strada, di intraprendere vie più democratiche al fine di permettere uno sviluppo umano e sociale dei suoi cittadini. La risposta di Afewerki è stata praticamente nulla. Donne sfruttate, obbligate anche loro al servizio militare e qui violentate dai membri dell’esercito, pure se minorenni. Uomini costretti ai lavori più degradanti. Veri e propri schiavi. E se ci si ribella, si va in carcere, sulle cui condizioni è intervenuta anche Amnesty International: almeno 10 mila prigionieri politici – ha rilevato l’associazione – sono detenuti arbitrariamente in celle sovraffollate nelle quali sono costretti a dormire anche per terra. Senza nemmeno potersi girare. Senza acqua. Senza servizi igienici. Solo latrine per le quali le malattie infettive sono all’ordine del giorno. All’ordine del giorno anche le torture: secondo ancora la denuncia di Human rights watch, molto spesso capita che ai detenuti vengano legati le mani e i piedi dietro la schiena per lunghe ore e che spesso siano esposti al sole.  Non sorprende, allora, che l’Eritrea sia uno dei primi Paesi per mancanza di libertà di stampa. Tutto controllato, tutto sistematicamente punito qualora si esca fuori dai ranghi imposti con la forza dal regime di Asmara.

MA L’EUROPA CONCEDE FONDI – Il quadro illustrato è desolante. Da brividi. Ma il peggio ancora deve arrivare. Anche noi, Europa, finanziamo – più o meno consapevolmente – questo regime. Si chiama Fes, Fondo Europeo di Sviluppo. Sono finanziamenti disposti dall’Unione Europea per una varietà di Stati africani, frutto dell’Accordo di Cotonou (2000). Una cooperazione che mira allo sviluppo dei Paesi africani, ma anche caraibici e del Pacifico. Dal Burkina Faso alla Liberia fino all’Haiti. Un intento più che nobile. Peccato, però, che tra gli altri ci sia anche, come detto, l’Eritrea. Consultando il sito istituzionale, emerge che per il periodo 2008-2013, il regime ha già goduto di fondi. Avrebbe dovuto ricevere 122 milioni, ma alla fine il Paese “ha mostrato progressi limitati” e, dunque, il finanziamento è stato ridotto a 53 milioni. Ma non basta. Ecco la beffa: nonostante tutto, nonostante nel periodo passato già sia emerso come il regime non voglia aprire alla cooperazione, l’Unione Europea è sul punto di approvare il nuovo programma (2014-2020) da 312 milioni di euro.

TUTTI IN FUGA DA UNA MORTE CERTA – Un atto clamoroso che le associazioni umanitarie internazionali stanno cercando di scongiurare. “È sbalorditivo che l’Unione europea sostenga il regime di Isaias Afewerki con tutti questi aiuti senza chiedere nulla in cambio in materia di diritti umani e libertà di espressione”, ha detto ad esempio Cléa Kahn-Sriber responsabile di Reporter sans frontières Africa. L’unico risultato raggiunto oggi lo si legge dai dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) secondo cui, più di 305 mila eritrei, circa il 5 per cento della popolazione, sono fuggiti dal paese negli ultimi dieci anni. Insomma, mentre si parla (giustamente) di siriani che scappano da un regime soffocante, si abbandonano altri disperati, finanziando un altro regime.

@CarmineGazzanni