L’Europa detta l’agenda pure a Renzi

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dalla Redazione

Le parole sono cordialmente formali, la sostanza, come al solito, è quella di un diktat. Ormai ci siamo abituali; l’Europa ci considera inaffidabili e deboli, economicamente e politicamente, così – pur rispettando il protocollo e il bon ton – non lesina di dispensare consigli non richiesti. E’ andata così anche stavolta. Il vicepresidente della Commissione europea Olli Rehn, infatti, si è detto  “fiducioso nelle istituzioni democratiche italiane che permetteranno la formazione del nuovo governo senza intoppi” e che il prossimo esecutivo “affronterà l’elevato livello del debito pubblico e continuerà il cammino delle riforme mantenendo il consolidamento di bilancio”. Secondo Rehn “e’ nell’interesse dell’Italia stabilizzare il livello del debito pubblico per cominciare a ridurlo” per “liberare un potenziale che rilanci l’occupazione e il tasso di crescita”. Si tratta della “sfida per qualunque governo, sia quello uscente che il prossimo”. L’Italia deve migliorare il potenziale di crescita e fare in modo che l’economia conosca un nuovo dinamismo “che possa creare crescita e occupazione: questa e’ la vera sfida del nuovo governo come era per il vecchio governo”. Poi addolcisce la pillola aggiungendo che tutti gli Stati non solo l’Italia sono e devono essere impegnati a rispettare le indicazioni del patto di stabilità.  Il messaggio di Rhn è preciso: non deve cambiare l’obiettivo di ridurre il debito pubblico, che è “nell’interesse dell’Italia per liberare un potenziale che rilanci l’occupazione e il tasso di crescita”. Renzi è avvertito.