L’Europa è in depressione. Superati i 40 milioni di casi. Solo in Italia ne soffrono 3 milioni di persone. Appena un terzo si fa curare adeguatamente

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Non è una malattia facile da raccontare. Ecco perché se ne parla poco. Eppure in Europa colpisce quaranta milioni di persone, tre milioni solo in Italia, ma solo un terzo si cura. La depressione, come tutte le malattie mentali è difficile da confessare, anche perché spesso i pazienti colpiti la considerano un momento di debolezza. A volte non è diagnosticata o non viene trattata. Una sofferenza che nei casi più gravi può portare al suicidio, ma che può anche portare all’aggravarsi di altre patologie come quelle cardiache, oncologiche o il diabete. Nel 2030 il cosiddetto male oscuro, che nel mondo interessa 322 milioni di persone, ha ricordato la Società italiana di psichiatria (Sip), sarà la malattia più invalidante con un altissimo impatto economico. Infatti la patologia se diventa grave può costare fino a undicimila euro l’anno a paziente solo per costi diretti, legati cioè a farmaci, complicanze e ricoveri. La depressione fa parte dei disturbi dell’umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare.

Donne nel mirino – Può assumere la forma di un singolo episodio transitorio oppure di un vero e proprio disturbo. Quando, però, i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale allora si deve intervenire. Nel 2015, nel mondo, 788 mila persone si sono tolte la vita, 4mila solo in Italia. Un fenomeno grave dinanzi al quale la Sip, insieme all’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda), ha sollecitato un Piano nazionale che evidenzi i bisogni e indichi il percorso per contrastare la patologia. Ciò considerando che la depressione è in crescita pure tra le donne. Per questo, in occasione della Giornata nazionale della salute della donna, dal 18 al 24 aprile le donne con problemi di depressione potranno fruire di visite e sportelli di ascolto in 152 Ospedali. Oggi ancora poche persone riescono ad ottenere diagnosi e terapia appropriate, solo un terzo di che ne avrebbe necessità e tra questi molti ancora non mantengono una adeguata aderenza alle cure esponendosi a ricorrenze e all’aumento del rischio di cronicizzazione. La depressione, inoltre, secondo gli esperti, è più accentuata nelle persone con condizioni socio-economiche e scolarità basse. Molto è stato fatto, ma molto ancora c’è da fare. Oltre a terapie farmacologiche e psicologiche, anche interventi su stile di vita e inserimento sociale possono essere utili nel modificare fattori di rischio.

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di Gaetano Pedullà

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