L’Europa gela i sogni di Padoan

di Lapo Mazzei

In fondo c’è sempre una sinistra più a sinistra di quella al potere. Un po’ meno se a dirigere l’orchestra è la destra. In quel caso si lavora per destabilizzarla. Com’è avvenuto con Silvio Berlusconi. Ma questa, ormai, è un’altra storia. Quella di oggi, invece, è incentrata su Bruxelles che rovina i piani di Matteo Renzi, puntando direttamente al cuore del programma del nuovo governo: il cuneo fiscale. L’Unione europea, infatti, avverte che i fondi comunitari non possono essere utilizzati per il taglio delle tasse sul lavoro, cavallo di battaglia del neo premier. «I fondi della politica di coesione devono essere utilizzati per finanziare nuovi progetti per lo sviluppo, quindi non possono essere usati per coprire la riduzione di imposte, come quella potenzialmente legata al cuneo fiscale» chiarisce il portavoce del commissario Ue Johannes Hahn.
È dura quindi la risposta dell’Ue al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che giovedì scorso, in una intervista a Il Sole 24 Ore, aveva parlato di un possibile utilizzo dei fondi europei per finanziare il programma annunciato da Renzi. «Dobbiamo anche capire con l’Unione europea come utilizzare al meglio i fondi europei che oggi non vengono spesi» aveva detto rispondendo a una domanda sulle coperture, chiedendosi: «Perché non si potrebbero utilizzare quelle risorse (i fondi europei, ndr) su due capitoli oggi prioritari come il mercato del lavoro e la capacità di competere delle imprese? È interesse dell’Europa intera, non solo dell’Italia».

Bruxelles non è convinta
Ma le parole del numero uno di via XX Settembre non hanno convinto Bruxelles. «Stiamo quindi dicendo all’Italia, come a qualsiasi altro Stato membro dell’Unione, che le regole dei fondi permettono di finanziare con risorse nazionali, prima che i programmi per il 2014-2020 siano adottati dalla Commissione, progetti concreti per offrire, per esempio, aiuti per lo start up o per l’espansione produttiva e occupazionale dell’industria manifatturiera, o operazioni per ridurre la dispersione scolastica» prosegue il portavoce del commissario Ue. «Progetti che mirano a questi obiettivi sono considerati una priorità della politica dell’Unione europea. Questi progetti dovranno in ogni caso essere sottoposti a una verifica a posteriori di coerenza con le regole dei fondi, con i criteri di selezione, e con la strategia dei programmi. Solo quando sarà trovato un accordo sulla strategia e sui programmi, la Commissione potrà rimborsare quei progetti con risorse comunitarie». Il portavoce del commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn, Simon O’ Connor, rispondendo ai giornalisti a Bruxelles sottolinea poi che «in generale i contributi dei Paesi ai fondi europei di stabilità Efsf ed Esm non hanno impatto sul debito pubblico, non penalizziamo uno Stato membro per la sua partecipazione». Diversa è la posizione dell’ex ministro Fabrizio Saccomanni, secondo cui sull’indebitamento pesano il meccanismo di rimborso dei debiti della pubblica amministrazione e l’aiuto agli altri Paesi europei in difficoltà, tramite i fondi comunitari.

In attesa del Jobs Act
L’avvertimento di Bruxelles a Renzi sul cuneo fiscale è il secondo duro monito dell’Ue in pochi giorni. Mercoledì scorso, infatti, la Commissione europea aveva annunciato che l’Italia ha «squilibri macroeconomici eccessivi» e per questo dovrà essere sottoposta a uno «speciale monitoraggio». Tra i punti critici che soffocano il Paese, Bruxelles aveva sottolineato il debito pubblico fuori controllo, in pancia soprattutto alle banche, e la scarsa competitività. È arrivata anche una seconda precisazione, che entra nel vivo della polemica tra l’attuale governo e il precedente sullo stato di salute dei conti pubblici: Renzi ha avuto parole poco tenere verso Letta e Saccomanni, quando ha commentato la bocciatura europea sul debito italiano dicendo che la verità sul bilancio dello Stato era diversa da quella figurata dal governo che ha sostituito. A quel punto, l’ex ministro Saccomanni ha precisato che sull’indebitamento pesano il meccanismo di rimborso dei debiti della Pa e l’aiuto agli altri Paesi europei in difficoltà, tramite i fondi comunitari. Ma oggi dall’Europa si precisa, per bocca del portavoce del commissario Olli Rehn: «La Commissione Ue non penalizza i Paesi per la loro partecipazione al fondo salva-Stati», e «l’impatto che il contributo all’Esm ha sul debito è un calcolo ‘in-out’ che non pesa sull’aggiustamento strutturale» che la Ue chiede all’Italia. Nel frattempo è partito il conto alla rovescia per le prime misure sulle quali il governo punta anche per rilanciare crescita e occupazione: Jobs Act, accelerazione dei pagamenti degli arretrati della Pubblica amministrazione, Piano casa e Piano di edilizia scolastica. Tanto per iniziare. Ma sul tavolo potrebbe esserci anche almeno un primo confronto al taglio al cuneo fiscale. L’appuntamento è per mercoledì prossimo quando ci sarà una seduta straordinaria del Cdm. Ma già lunedì prossimo qualche dettaglio potrebbe emergere dall’Eurogruppo, quando il ministro dell’Economia Padoan incontrerà a Bruxelles i partner europei. Ipotizzabile un chiarimento sulla politica economica e lo stato dei conti italiani dopo la ‘maretta’ degli ultimi giorni.