“L’ex Ilva resta su un binario morto, da Meloni un disastro annunciato”: parla Mario Turco (M5S)

Ex Ilva, parla il senatore M5S Mario Turco: "Un governo senza strategia, anche il ministro Urso ha responsabilità".

“L’ex Ilva resta su un binario morto, da Meloni un disastro annunciato”: parla Mario Turco (M5S)

Mario Turco, senatore e vicepresidente del Movimento 5 Stelle, lei ha chiesto l’audizione di Leonardo Maria Del Vecchio in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Cosa spera di chiarire con questa audizione e quali sono i principali punti di interesse per il Movimento 5 Stelle?
“Le dichiarazioni pubbliche di Leonardo Maria Del Vecchio hanno confermato l’esistenza di rapporti diretti con il Governo Meloni e con il gruppo Caltagirone che non possono non destare attenzione rispetto al cosiddetto risiko bancario. È bene ricordare che il Governo Meloni ha preso Mps, banca risanata con 12 miliardi di euro di soldi pubblici, e ne ha ceduto quote rilevanti a Banco Bpm, Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, consentendo a questi ultimi due gruppi finanziari di scalare Mediobanca e, a cascata, Generali, vero obiettivo strategico dell’operazione, dove sono accumulati oltre 800 miliardi di risparmi. Al di là delle indagini in corso della Procura di Milano sul presunto concerto, a noi interessa soprattutto il dato politico enorme: un’operazione finanziaria, industriale ed editoriale in cui il Governo ha avuto un ruolo di promotore, senza mai spiegarla al Paese. Del Vecchio ha dimostrato di conoscerne molti dettagli di questo disegno egemonico: è per questo che vogliamo ascoltarlo in Commissione d’inchiesta sulle banche”.

Nelle sue dichiarazioni, lei ha sottolineato l’importanza di chiarire il ruolo del Governo nelle dinamiche finanziarie che coinvolgono gruppi come Delfin e Caltagirone. Crede che ci sia un rischio di conflitto di interessi o di indebita influenza da parte di questi gruppi sul Governo?
“Più che di rischio, parlerei di un quadro di relazioni oggettive che, al di là degli esiti giudiziari, già oggi pongono un serio problema istituzionale. Il Governo ha ceduto pacchetti di Mps a Caltagirone, eredi Del Vecchio e Banco Bpm con offerte identiche, senza una gara realmente competitiva; l’operazione è stata affidata dal Mef a Banca Akros, guarda caso controllata da Bpm, cioè da uno dei soggetti beneficiari della cessione. Nel rastrellamento di azioni Mediobanca, funzionali al successo dell’offerta di Mps, sono state coinvolte casse di previdenza vigilate dal Governo, come Enasarco, Enpam e Cassa forense; il capo di Gabinetto della presidente Meloni, Gaetano Caputi, è anche consulente di Enasarco con un compenso aggiuntivo rilevante; dopo il perfezionamento dell’offerta di Mps su Mediobanca, presidente di quest’ultima è diventato l’ex ministro Vittorio Grilli, che in qualità di capo europeo di Jp Morgan aveva poco prima fatto da advisor proprio a Mps per la stessa offerta; ugualmente, nuovo ad di Mediobanca è diventato Alessandro Melzi d’Eril, poco prima ad di Anima, società controllata anche questa da Bpm e beneficiaria anch’essa della cessione di una parte delle azioni della banca senese. Francamente, questi elementi descrivono non solo conflitti di interesse, ma un sistema di rapporti incrociati tra grandi gruppi finanziari e Governo. La domanda è semplice: a vantaggio di chi? Certamente non del Paese”.

Riguardo all’editoria, lei ha menzionato l’acquisizione del 30% de Il Giornale da parte di Del Vecchio e il controllo del gruppo QN. Qual è la sua preoccupazione principale riguardo a queste operazioni e come intende il M5S tutelare il pluralismo dell’informazione?
“Le dichiarazioni di Del Vecchio sull’acquisizione del 30% de Il Giornale, sul controllo del gruppo QN (Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione) e sull’interesse per la Repubblica pongono un tema enorme di pluralismo dell’informazione. Se a questo aggiungiamo che l’altro azionista rilevante del Giornale è il deputato leghista Angelucci, che controlla anche Libero e Il Tempo, e che Caltagirone controlla Il Messaggero e numerose testate locali, emerge una concentrazione editoriale senza precedenti, riconducibile a gruppi finanziari vicini al Governo. È un’espansione dei gruppi finanziari all’editoria che merita un chiarimento urgente del Governo nelle sedi istituzionali. Per questo abbiamo presentato un’altra interrogazione parlamentare, che auspichiamo non resti senza risposta come molte delle precedenti sul risiko bancario”

Infine, senatore Turco, come intende il M5S utilizzare le informazioni raccolte dalle audizioni e dalle indagini per influenzare le politiche future e garantire una maggiore trasparenza e responsabilità nel sistema bancario e finanziario italiano?
“In Commissione d’inchiesta sulle banche costruiremo una relazione organica su tutte le criticità e le opacità emerse. Servono regole molto più stringenti sui conflitti di interesse finanziari e una riforma del Testo unico della finanza diversa da quella del Governo, oggi sbilanciata a favore di chi controlla una società senza adeguate tutele per le minoranze. Nell’era Meloni si è consolidata una piccola oligarchia finanziaria. Anche i presunti record della Borsa sono in gran parte un’illusione: tra il 2022 e il 2025 i delisting hanno causato una perdita di capitalizzazione di 81 miliardi, mentre le nuove quotazioni ne hanno portati solo 14, con un saldo negativo di 67 miliardi. È in questi numeri, non nella propaganda sui record del Ftse Mib, che si misura il fallimento delle politiche finanziarie del Governo rispetto all’economia reale”.

Sul caso ex Ilva, lei ha criticato i pagamenti a Mittal nonostante le contestazioni sullo Stato italiano. Qual è la sua proposta per gestire il dossier Ilva e come intende il Governo garantire la trasparenza e la responsabilità nella gestione dei fondi pubblici?
“Il Governo contesta ad ArcelorMittal una gestione industriale gravemente inadeguata, chiede risarcimenti per oltre 7,5 miliardi di euro, è coinvolto in un arbitrato internazionale miliardario e, mentre il contenzioso è ancora aperto, dispone pagamenti per circa 50 milioni di euro a favore della stessa Mittal. È una contraddizione evidente che certifica le responsabilità del ministro Urso e l’assenza di una strategia del Governo Meloni sul dossier ex Ilva. Nel frattempo oltre 7mila lavoratori restano in cassa integrazione e numerose imprese dell’indotto stanno chiudendo o licenziando, mentre sono stati spesi oltre 3 miliardi di euro di fondi pubblici senza trasparenza, senza risultati e con un impianto che continua a inquinare e a causare morti. Dopo il fallimento della gestione Mittal, il commissariamento e oggi una privatizzazione senza prospettive industriali, l’ex Ilva resta in un binario morto. Serviva una scelta diversa: nazionalizzazione, chiusura delle fonti inquinanti e riconversione industriale green basato sull’idrogeno verde, con un piano economico e sociale per Taranto, come avevamo avviato con il Conte II. Il Paese merita responsabilità e risposte, non questo disastro annunciato”.

Nel suo libro “La strada giusta” lei sostiene che lo Stato debba svolgere un ruolo più attivo nell’economia per garantire la sostenibilità e la coesione sociale. Come intende conciliare questo ruolo dello Stato con la necessità di mantenere la competitività e l’efficienza delle imprese italiane in un mercato globale sempre più competitivo?
“Serve uno Stato strategico che non sostituisce il mercato: orienta gli investimenti, corregge le distorsioni, che alimentano le diseguaglianze, e crea condizioni di competitività sostenibile per imprese e lavoro”.