Lezione libica per la grancassa sovranista. Mentre la Destra faceva propaganda Governo e Servizi lavoravano in silenzio per riportare a casa i pescatori

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Il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio si sono recati ieri in visita in Libia, a Bengasi, da Khalifa Haftar ed hanno ottenuto la liberazione dei 18 marinai italiani di Mazara del Vallo e dei loro pescherecci, detenuti dallo scorso settembre, una vicenda che ha tenuto col fiato sospeso i familiari e tutti gli italiani. Il sindaco di Mazara, Salvatore Quinci ha dichiarato: “Siamo davvero felici”. E il vescovo della città siciliana, Domenico Mogavero, lo ha definito “il più bel regalo di Natale”.

Di Maio ha chiarito bene in aereo la situazione: “I nostri pescatori sono liberi. Fra poche ore potranno riabbracciare le proprie famiglie e i propri cari. Grazie all’Aise (i nostri servizi esterni, ndr) guidata da Giovanni Caravelli e a tutto il corpo diplomatico che hanno lavorato per riportarli a casa. Un abbraccio a tutta la comunità di Mazara del Vallo. Il Governo continua a sostenere con fermezza il processo di stabilizzazione della Libia. È ciò che io e il presidente Conte abbiamo ribadito oggi stesso (ieri per chi legge) ad Haftar, durante il nostro colloquio a Bengasi”.

LAVORO SILENZIOSO. Un grande successo personale di Conte e del ministro degli Esteri Di Maio che ancora una volta ha rivelato le sue doti di mediatore internazionale. Fortunatamente la spinosa vicenda si è risolta dunque per il meglio nonostante il battage della stampa di opposizione che per mesi ha suonato la grancassa di un sensazionalismo becero e untuoso, fatto di vuoti proclami nazionalistici e di ruggiti del coniglio che non solo – come era facilmente indovinabile – non hanno prodotto niente ma hanno anzi messo in seria difficoltà la delicata trattativa riservata che la Farnesina, con il supporto dei Servizi , ha intavolato con Bengasi in una terra che è una vera e propria polveriera.

“Lo scandalo dei pescatori in Libia”, tuonava solo pochi giorni fa, in piena trattativa, La (solita) Verità diretta da Maurizio Belpietro, uno dei più stonati cantori di canzoni tipo Tripoli bel suol d’amor che potevano avere un esito tremendo per i prigionieri. Come è noto, queste trattative vanno condotte in punta di fioretto e non con il martello della retorica nazionalista se si vogliono salvare vite umane e non fare solo danni. Così Palazzo Chigi, nel silenzio, non solo non ha mai lasciato soli i pescatori ma ha lavorato incessantemente per riportarli a casa in una situazione obiettivamente difficile, in una terra, quella libica, squassata dalla guerra civile.

SOLITA GRANCASSA. Se al governo ci fosse stata la destra con Matteo Salvini e Giorgia Meloni saremmo entrati in guerra con (una parte) della Libia senza cavare il classico ragno dal buco. Basta vedere il caso dei due marò indiani con la Giorgiana nazionale che voleva bombardare l’India con le testate nucleari. È ora che queste cose vengano fatte finalmente notare. La destra è populista ed arruffapopolo e per sopravvivere deve sparare rodomontate in continuazione perché altrimenti perde consensi. E così fa con il negazionismo, i no mask, i no vax e compagnia danzante. Si sparano cavolate ad effetto mediatico solo per accaparrarsi il voto degli elettori più deboli mentalmente che reagiscono pavlonianamente a stimoli grossolani. Immaginiamoci cosa sarebbe successo con questa destra al governo: prigionieri ancora in Libia e contagi alle stelle.