L’Hotel Rigopiano era da chiudere per l’emergenza neve. Ma la zona colpita dalla slavina non era considerata ad alto rischio

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L’emergenza avrebbe dovuto suggerire l’evacuazione dell’Hotel Rigopiano, a Farindoli, spazzato via da una slavina: l’eccezionalità della neve caduta in zona non doveva essere sottovalutata, anche se – stando alle informazioni in possesso – l’area dove c’era il resort non era ad alto rischio. Lucia Margheriti, responsabile dell’unità funzionale di sismologia, sismotettonica e geodinamica del Centro Nazionale Terremoti, sezione dell’Ingv, a La Stampa ha fatto un paragone: “Quando il mare è forza otto, i traghetti vengono bloccati. Le previsioni del tempo davano da giorni tre metri di neve: mi chiedo perché non sia stata ordinata l’evacuazione della zona”.

D’altra parte Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, in un’intervista a La Repubblica, ha sottolineato: “L’albergo era in fondo al canalone. Ma quella non era un’area a rischio”. “A quanto risulta dalla cartografia – ha evidenziato – l’area interessata dalla slavina non era stata inserita come a rischio dal Piano di assetto idrogeologico regionale. Quindi, in teoria non ci sarebbero responsabilità da parte di chi ha costruito l’albergo in quella zona”. E il suo ragionamento è proseguito avvalorando la tesi della sfortuna multipla che si è accanita sul Rigopiano: “Una nevicata eccezionale che non si vedeva da 50 anni e la terra che trema nello stesso momento sono una combinazione di eventi che anche la geologia fa fatica a immaginare”. Insomma solo tragica fatalità? Per Margheriti non è proprio così. Con tutta la neve caduta nei giorni precedenti una valanga avrebbe potuto comunque generarsi. La posizione dell’hotel, a valle di un canale di scarico, ha accentuato le conseguenze”.

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