Libano, la pace resta sulla carta: Israele bombarda anche gli ospedali. Intanto Meloni chiama i caschi blu italiani: “Grazie per il vostro coraggio”

Mentre Tel Aviv bombarda anche gli ospedali in Libano, Amnesty International denuncia gli accordi di Washington.

Libano, la pace resta sulla carta: Israele bombarda anche gli ospedali. Intanto Meloni chiama i caschi blu italiani: “Grazie per il vostro coraggio”

In Libano la guerra continua. Anche se sulla carta esiste un accordo, anche se la diplomazia continua a parlare di stabilizzazione, anche se Washington e Tel Aviv insistono nel presentare il nuovo quadro come l’inizio di una fase diversa. La realtà racconta tutt’altro, come dimostra la giornata di ieri.

Almeno dieci i raid israeliani nel territorio libanese

Mentre il presidente libanese Joseph Aoun ribadiva che l’intesa raggiunta con Israele e Stati Uniti “non legittima la continua occupazione israeliana del Libano” e assicurava che sarà l’esercito di Beirut ad assumersi la responsabilità della sicurezza nel Sud una volta completato il ritiro israeliano, i caccia dello Stato ebraico tornavano a colpire oltre confine. L’obiettivo dichiarato dalle Forze di difesa israeliane erano una decina di infrastrutture di Hezbollah nelle aree di Bint Jbeil, Beit Yahoun, Kounine e Braachit, oltre a un camion che, secondo l’Idf, trasportava armi destinate al movimento sciita.

La motivazione dell’azione militare è quella ormai ricorrente: rispondere alle “continue violazioni” dell’accordo da parte di Hezbollah e agli attacchi contro i soldati israeliani impegnati nella cosiddetta zona di sicurezza. Ma dal lato libanese il racconto è opposto: è proprio la permanenza delle truppe israeliane oltre il confine e la prosecuzione dei raid a rappresentare la violazione più evidente degli impegni assunti.

Colpito l’ospedale Ghandour di Nabatieh al-Fawqa

A rendere ancora più fragile il quadro c’è il continuo deterioramento della situazione umanitaria. Nelle ultime ore un nuovo bombardamento israeliano ha colpito l’ospedale Ghandour di Nabatieh al-Fawqa, nel sud del Paese. Secondo le informazioni diffuse dall’agenzia di stampa nazionale Nna non si registrano vittime, ma il fatto che anche una struttura sanitaria finisca sotto le bombe conferma quanto il Libano sia considerata dall’Idf alla stregua di Gaza, dove il confine tra obiettivi militari e infrastrutture civili è quasi inesistente.

Sul terreno resta alta anche la tensione lungo la Linea Blu controllata dall’Unifil. Le Nazioni Unite hanno denunciato ben 37 violazioni dello spazio aereo nella propria area di operazioni, oltre all’individuazione di due traiettorie di proiettili e di un ulteriore attacco aereo nella zona di Deir Siriane. Numeri che raccontano un cessate il fuoco sempre più teorico e sempre meno reale.

Intanto Hezbollah continua a muoversi anche sul piano simbolico. Il movimento sciita ha annunciato una grande manifestazione nella periferia sud di Beirut in omaggio ad Ali Khamenei, la Guida Suprema iraniana uccisa nei mesi scorsi durante le operazioni militari di Israele e Stati Uniti contro Teheran. Un segnale che conferma quanto il legame tra il Partito di Dio e l’Iran resti saldo nonostante i durissimi colpi subiti negli ultimi due anni.

Meloni chiama i militari italiani “Grazie per l’impegno e il coraggio”

In questo quadro si inserisce anche la telefonata di ieri di Giorgia Meloni al comandante della missione Unifil, il generale Diodato Abagnara. La premier ha voluto esprimere “vicinanza al personale di Unifil”, ringraziando in particolare i militari italiani “per il coraggio e l’impegno dimostrati nella stabilizzazione del Libano, in un contesto tuttora complesso”. Nel colloquio, il generale ha aggiornato la presidente del Consiglio sulla situazione operativa nel Sud del Paese, ribadendo il ruolo centrale del contingente italiano, il più numeroso tra quelli impegnati nella missione delle Nazioni Unite.

Le accuse di Amnesty International all’accordo di Washington

A complicare ulteriormente il quadro arrivano anche le critiche delle organizzazioni internazionali. Amnesty International, insieme ad altre associazioni per i diritti umani, giudica l’accordo firmato a Washington insufficiente a garantire la tutela della popolazione civile e denuncia il rischio che alcune clausole possano ostacolare l’accertamento delle responsabilità per i possibili crimini di guerra commessi durante il conflitto.

Secondo Amnesty, il testo rischia addirittura di limitare il ricorso ai tribunali internazionali da parte delle vittime e di legittimare il protrarsi dello sfollamento di decine di migliaia di civili costretti ad abbandonare le proprie case nel sud del Libano. Un’impostazione che, sostiene l’organizzazione, contrasta con gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e con il principio secondo cui la popolazione civile deve poter rientrare nelle proprie abitazioni una volta cessate le ostilità.