Libero di occultare le notizie. Dalla retata anticamorra sparisce Cesaro. Per il giornale di Feltri è un’inchiesta sui napoletani

di Giuseppe Vatinno
Cronaca

L’articolo di Renato Farina, “Arrestati 59 napoletani”, uscito ieri su Libero dà il segno del pericoloso livello di intolleranza, anticamera spesso della violenza, a cui si è giunti. Nell’articolo si usano espressioni come “badate ai vostri terroni” o “tarantellandosi il bottino”. C’è una volontà pervicace di denigrare il Sud per la sua scarsa – dice Farina – propensione al lavoro con toni enfatici degni di un documentario dell’Istituto Luce, accostandolo alla immagine della delinquenza organizzata, magnificando invece la Lombardia e il governatore Attilio Fontana. Il casus belli, se così lo possiamo chiamare, è l’arresto dei fratelli Cesaro nel napoletano accusati di collusione con la camorra.

Stranamente, solo La Notizia e Il Mattino, l’avevano ieri in prima, neppure Il Fatto Quotidiano ha ritenuto la cosa degna di una vetrina. Tornando a Libero non ci vogliamo ulteriormente soffermare sul contenuto dell’articolo che ognuno può leggere di persona facendosene un’idea, ma su un altro fatto, ancora più inquietante dell’articolo stesso. L’operazione che ha fatto ieri Libero è infatti la seguente: ha preso un fatto grave di cronaca criminale – fatta sempre salva la presunzione di innocenza – in cui era coinvolto un senatore di Forza Italia, Luigi Cesaro, e l’ha trasformato in un articolo contro il Sud, contro la sua gente, contro il suo intendere l’esistenza e cioè contro la sua cultura, senza mai mettere in risalto l’unico vero fatto eclatante e cioè che il principale personaggio della vicenda fosse appunto un senatore di Forza Italia partito in cui il suo editore, Antonio Angelucci, ha fatto ben tre legislature come deputato.

Insomma Libero ha cercato di occultare la notizia principale rivoltando la frittata dal sapore rancido e torbido contro il Sud per puntellare la ripicca di Feltri e Farina nei confronti dei meridionali rei di non volersi (giustamente) fare contagiare dai lombardi dopo anni di insulti razzisti. Tra l’altro, proprio in questi giorni, è attivo un pericoloso focolaio nell’Ospedale San Raffaele di Roma di proprietà dello stesso Angelucci e senza dimenticarsi del San Raffaele di Rocca di Papa, paese vicino alla Capitale, che ha segnato in piena epidemia la presenza di un grosso cluster infettivo come ha fatto notare l’assessore alla Sanità della regione Lazio, Alessio D’Amato, anche se la direzione ha respinto l’addebito.

Un articolo come quello di ieri, in un momento così difficile per il nostro Paese, significa non solo non fare un buon giornalismo, ma anche compiere una azione di disaggregazione ulteriore delle “tre Italie” che ora hanno bisogno di unità e non di divisioni. Non cadremo nella trappola di Feltri – Farina di parlar male del Nord, perché non è questo utile né giusto. La Lombardia è un punto di riferimento economico per l’Italia tutta, ma resta il fatto che da lì si è sviluppato il devastante contagio che ha infettato l’Occidente e se ci sono responsabilità politiche ed amministrative in una regione amministrata dalla Lega devono emergere non certo in un’ottica campanilistica ma, appunto, di accertamento della verità a fini di giustizia, come chiedono i cittadini – tra parentesi del Nord – che si sono rivolti alla Procura di Bergamo che ha aperto un’inchiesta.