Dalle carceri alla libertà di stampa, dal trattamento dei migranti alla rinuncia alle cure, passando per il dato drammatico dei femminicidi. Lo stato di diritto in Italia è in condizioni allarmanti, come denuncia il rapporto realizzato da “A Buon Diritto” grazie al sostegno dell’Otto per mille Valdese e presentato ieri alla Camera. Il quadro dello stato dei diritti fondamentali nel nostro Paese è definito “critico”, con alcuni risultati considerati emblematici, a partire dalla libertà di stampa che scivola al 49esimo posto mondiale, mentre crescono discorsi d’odio e discriminazioni.
Crolla la libertà di stampa
Partiamo proprio dalla stampa: nel 2025 la libertà d’espressione e d’informazione “registra un arretramento significativo”, si legge nel rapporto. Nel quale si cita la classifica globale di Reporters Sans Frontieres, con l’Italia che scende al 49esimo posto, perdendo tre posizioni e venendo considerato “il caso più grave in Europa occidentale”. Viene segnalato anche il divieto generalizzato di pubblicazione delle ordinanze di misure cautelari personali fino alla conclusione delle indagini o dell’udienza preliminare introdotto a gennaio 2025, un intervento che “solleva forti criticità, poiché limita il diritto di cronaca e rischia paradossalmente di danneggiare lo stesso indagato”.
Preoccupa anche l’irrigidimento del trattamento sanzionatorio del dissenso, con le pene più severe per proteste e blocchi stradali. Segnalata poi la diffusione crescente di fake news, con i 556 siti individuati da NewsGuard che diffondono narrazioni false sul conflitto russo-ucraino e i 62 su quello tra Israele e Iran.
In crisi lo stato di diritto in Italia
Gli altri dati segnalano poi che una persona su dieci rinuncia alle cure, mentre il 94,5% dei comuni è esposto al rischio idrogeologico. Ancora, l’istruzione diventa “sempre più selettiva e diseguale”, mentre i salari reali diminuiscono, le “persone con disabilità subiscono un aumento del 66% delle violenze” e anche il diritto d’asilo viene svuotato “da pratiche illegittime”. Segnalate le discriminazioni nei confronti delle persone Rom e della comunità Lgbtqia+, considerate “prive di tutele e monitoraggi”.
Ci sono poi le donne colpite da discriminazioni e violenza, ma anche la situazione critica delle carceri con il 138,5% di sovraffollamento e 79 suicidi dietro le sbarre. Sul fronte dei migranti, invece, è ritenuto critico il protocollo con l’Albania. Un dato lo dimostra: nel centro di Gjader circa il 70% dei provvedimenti di trattenimento emessi tra aprile e ottobre non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria.