Altri 200 migranti annegati. Ormai è un orrore quotidiano. Crimini contro l’umanità dei leader d’Europa

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di SERGIO PATTI

 

L’orrore quotidiano si mostra davanti alle coste libiche di Zuwara. Circa 200 cadaveri di migranti morti in un doppio naufragio. E altri corpi sono in fondo al mare, in quelle bare che sono diventate le stive di ogni carretta fatta salpare verso l’Europa. In un barcone arenato a poca distanza ce ne sono quaranta di morti soffocati dai gas dei motori. Siriani, pakistani, libici e africani, i loro corpi sono un atto d’accusa che il mondo e l’Europa non può continuare a fingere di non vedere. Fin quando non si affronterà sul serio il problema, prevedendo corridoi umanitari o inviando presidi di sicurezza su quelle coste e in quei Paesi dai quali parte l’esodo, questa folla di disperati non avrà altra scelta che affidarsi agli scafisti. E giocare la roulette russa di una traversata su quella rotta tra la Libia e l’Italia che è ormai la frontiera più pericolosa del mondo.

LEADER ASSENTI
Ad oggi i leader europei fanno bei discorsi, si rimpallano le responsabilità, tirano fuori i pannicelli caldi delle quote di immigrati da ripartirsi tra i vari Stati, ma di fatto lasciano morire questa gente come le mosche. In un mondo normale Merkel, Hollande, Cameron, Juncker e persino il nostro Renzi (anche se l’Italia sta facendo quello che non fanno tutti gli altri insieme) dovrebbero rispondere di crimini contro l’umanità. Perché oltre tremila morti dall’inizio dell’anno non sono un incidente di percorso. Sono il risultato di una pianificazione di morte. Un esito inevitabile, che sta pure perdendo di forza nella coscienza di un’opinione pubblica anestetizzata, e incredibilmente già assuefatta alle immagini dei cadaveri riversi sulle spiagge o annegati in mare. Tutti sappiamo che abbiamo di fronte persone, storie, speranze e volontà di fuggire da guera e miseria, ma poi facciamo finta di niente, delegando ad altri la soluzione a un problema più grande di noi. La stessa delega che è l’alibi dei capi di stato e persino delle organizzazioni internazionali. Leader del mondo che vedono solo l’incognita di un intervento inevitabilmente anche militare sui territori di partenza dei profughi, e con questo motivo si lavano la coscienza per la loro inerzia e il continuo scaricabarile.

ARRIVI SENZA SOSTA
Così, mentre le soluzioni vere restano nel cassetto e strutture come l’Onu tradiscono lo stesso spirito della loro esistenza, si continua nei salvataggi in mare. Ieri nel Canale di Sicilia la nave Mimbelli della Marina militare ha salvato 371 migranti, la nave Diciotti 500, la nave Corsi altre 450, una nave svedese ne ha presi a bordo altre centinaia, i magistrati arrestano i presunti scafisti e la macchina dell’accoglienza come al solito scoppia. Con risvolti tragici. A Palermo dopo l’arrivo delle 52 salme portate dalla nave Poseidon è emergenza persino per le sepolture. Il Comune ha esaurito i posti al cimitero di Santa Maria dei Rotoli e le bare sono satte messe in un camion frigorifero. Neppure al camposanto c’è più posto.