Più soldi per tutti. Il libro dei sogni di Berlusconi si infrange su Draghi. Il Cav ha promesso fiumi di denaro. Ma il suo Governo fa peggio di Conte

SILVIO BERLUSCONI
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Silvio Berlusconi, ringalluzzito dal recente rientro nel governo, aveva cominciato a profondere laudi e magnificenze su quanto avrebbero fatto per le aziende e le imprese, cioè il suo elettorato di riferimento. Ha salmodiato in varie interviste e video sul nuovo governo che, al contrario del precedente taccagno e spilorcio, avrebbe rovesciato una cascata di foglie d’oro e bigliettoni fruscianti sugli imprenditori per compensarli dei mancati incassi dovuti al Covid.

“A tutti gli italiani che soffrono noi dobbiamo garantire un cambio di passo rispetto a quello che è successo nell’ultimo anno. Abbiamo voluto il governo Draghi proprio per questo, perché era necessario il contributo di tutti per dare risposte adeguate a una situazione, ad una emergenza straordinaria”. Uso enfatico del pronome “noi” e inevitabile richiamo a Supermario salvatore della patria. Insomma una tiritera in grande stile che ricordava quelle del Silvio migliore, quello degli anni d’oro per intenderci.

Anzi, la cosa ha destato anche un po’ di malinconia e forse anche di nostalgia per i tempi che furono. Peccato che qualche ora dopo sia uscita la bozza del decreto ristori 2021. Una doccia fredda per imprenditori e partite Iva che nei precedenti provvedimenti del governo Conte erano stati trattati con ben altra attenzione. Ed infatti sono cominciati subito i mugugni e l’imbarazzo di Forza Italia. Draghi ha una politica molto diversa da quello di Giuseppe Conte, che era anche solidale e passionale con chi aveva dovuto chiudere.

Ora queste classi sociali stanno sperimentando cosa sia la guida di un freddo uomo della finanza internazionale abituato a fare i conti con il bilancino e a non farsi mai impressionare dalle parole e dall’emotività. Ed ora che dirà Berlusconi delle misure economiche assolutamente insufficienti stanziate? E soprattutto cosa diranno i tanti italiani che sono stati costretti a chiudere e che ora si trovano in zona Rossa (praticamente quasi tutta Italia)? Con che spirito potranno affrontare ulteriori sacrifici?

L’entrata nell’esecutivo del centrodestra non è stata affatto cautelativa per il suo elettorato, anzi si può dire che è avvenuto, come prevedibile, esattamente il contrario. Il Salvini furioso contro i lockdown e le zone rosse è diventato un mite agnellino tradendo tutto quello che aveva tuonato poco tempo fa. E così Berlusconi ha propalato una serie di balle proprio quando Draghi faceva il taccagno.

A fare opposizione è rimasta solo Giorgia Meloni che, tra l’altro, si deve barcamenare arrampicandosi sugli specchi con le alleanze locali in cui è ancora alleata di Lega e Forza Italia. Un esercizio di equilibrismo da vera signora degli anelli. Ma la gente non è stupida e si ricorderà di tutto questo quando si andrà a votare perché alle fine sui soldi occorre essere pragmatici e delle parole non si deve tenere alcun conto, ma solo dei fatti.

Tra l’altro Forza Italia sta letteralmente scomparendo a livello locale. I suoi voti sono infatti equamente drenati dalla Lega e da Fratelli d’Italia con il risultato che in ogni grande città il partito di Berlusconi evapora velocemente e il processo appare accelerare mano a mano che si avvicina il periodo elettorale. Del resto con la svolta centrista e liberale voluta da Giancarlo Giorgetti gli spazi per Forza Italia sono ridotti al lumicino e si parla sempre più spesso di entrata della Lega nel Partito popolare europeo presidiato finora dal partito di Berlusconi.