L’ideologo della secessione

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Angelo Perfetti

Una secessione si fa con le barricate e le truppe che si sporcano le mani, ma per essere tale dietro deve avere anche un pensiero guida, un ideologo che teorizzi la strada percorribile. Dall’inchiesta della Procura di Brescia che ha portato all’arresto di 24 secessionisti veneti e lombardi, questo ruolo da ‘’ideologo e formatore culturale politico’’ appartiene all’ex parlamentare leghista Franco Rocchetta, tra i fondatori della Liga Veneta. Sulla scorta di alcune intercettazioni ambientali, effettuate dal Ros dei carabinieri, emerge che l’ex parlamentare avrebbe tenuto lezioni ‘’finalizzate a formare coloro che subito dopo l’azione insurrezionale dovranno instaurare i contatti con gli altri Stati’’. ‘’Nonostante la formale assenza di cariche nel governo Serenissimo – scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – la continuità dell’apporto causale allo sviluppo dell’attività dell’associazione consente di formulare un giudizio di intraneità al sodalizio, pur dovendosi escludere un ruolo diretto nella fase costitutiva, e una posizione direttiva o organizzativa’’. Dalle intercettazioni emerge ‘’la piena adesione al progetto del sodalizio e il ruolo carismatico di ideologo e formatore’’.

La reazione
“L’ho trovato di buonumore: rideva, scherzava, ha letto tutte le pagine dell’ordinanza e ha detto che magari può aver commesso delle ingenuità e che gli inquirenti hanno frainteso qualcosa, ma per il resto gli veniva da ridere”. Diego Bottacin, consigliere regionale del Veneto, ha riferito i contenuti del suo incontro, in carcere con l’ex sottosegretario e senatore leghista Rocchetta. “E’ riuscito a portare in cella un libro, ma ha chiesto un dizionario ungherese perché uno dei suoi compagni di cella viene dall’Ungheria e vuole parlarci bene”, racconta ancora Bottacin. “Un po’ di slavo e arabo lo conosco – dice sempre Rocchetta secondo Bottacin – quindi riesco a parlare coi miei compagni di cella”. L’ex parlamentare ha anche raccontato di aver parlato con i carabinieri durante l’ultimo comizio e di aver spiegato ai militari di lavorare “per una transizione pacifica verso l’indipendenza. Non mi è sembrato – aggiunge il consigliere regionale – molto preoccupato nel merito e quando gli ho raccontato della solidarietà di molti leghisti ha voluto precisare di essere stato lui a lasciare la Lega e di non essere mai stato cacciato”.

Secessione morbida
Lega, Forza Italia, Lista Maroni presidente e Fratelli d’Italia hanno intanto depositato una proposta di referendum consultivo per chiedere ai cittadini lombardi se sono favorevoli all’ipotesi che la Lombardia diventi una Regione a statuto speciale. L’iniziativa – che non ha il consenso dell’altro partito di maggioranza in Regione, Nuovo centrodestra – e’ stata illustrata al Pirellone dai capigruppo di Lega, Massimiliano Romeo, Lista Maroni, Stefano Bruno Galli, FI, Claudio Pedrazzini e Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato. Nella sala i promotori hanno optato anche per la mossa scenografica di esporre la bandiera della ‘Serenissima’ Repubblica di Venezia, all’indomani dell’arresto di 24 secessionisti veneti.

Sit-in davanti al carcere
Sit-in degli ex-forconi davanti al carcere di Verona. Una decina di persone, guardata a vista da alcuni agenti della polizia, ha manifestato solidarietà agli arrestati: “Siamo
qui con dignità, senza cartelli e senza slogan, per esprimere la nostra rabbia per questi provvedimenti che riteniamo assurdi.