L’illusione

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di Gaetano Pedullà

Attenzione ai titoli trionfalistici che leggerete oggi su molti giornali (spesso di proprietà delle banche). La Banca centrale europea ha tagliato ancora un po’ il costo del denaro, sceso al nuovo minimo storico. In teoria, un’ottima notizia. Se guardiamo però la pratica, per l’economia reale non cambia assolutamente nulla. Anzi! Le misure non convenzionali che Draghi annuncia da tempo restano un annuncio. Semplificando al massimo, la Bce non stamperà moneta come hanno fatto le banche centrali di Stati Uniti e Giappone. Dunque con i tassi allo 0,25 o allo 0,15% sarà sempre la stessa musica. Provate ad andare nella vostra banca a chiedere un prestito. In molti casi la risposta sarà negativa. E quando va bene il denaro mica ve lo regalano, come può sembrare dopo la decisione dell’istituto di Francoforte. Il tasso della Bce è infatti più o meno quello che pagano le nostre banche per far girare il denaro tra di loro. Denaro che evidentemente non basta, dato che molti istituti continuano a offrire interessi più alti sui conti di deposito. Quando si tratta invece di prestare, il conto che ci presentano è molto più salato, tra spread, commissioni, spese e diavolerie simili. Dunque il costo del denaro effettivo per chi volesse finanziarsi per aprire un’attività, allargare quella esistente, magari fare un investimento o assumere personale, è ancora spaventosamente alto. Altro che zero virgola, ogni trimestre c’è da pagare un botto. Soldi che sommati alle tasse, allo spaventoso costo del lavoro, a quella imposta occulta che è la burocrazia, scoraggiano le imprese. Sull’Euro, ma soprattutto sulle nostre banche, c’è davvero tanto da riflettere.