L’illusione del Gratta e Vinci. Il colpo grosso è solo uno spot

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di Angelo Perfetti

Se Prendiamo un “Turista per sempre” e paghiamo i 5 euro del costo del biglietto, in quel preciso momento stiamo siglando un contratto tra noi e Aams (cioè i Monopoli di Stato). Un contratto in cui c’è scritto che a fronte di un investimento di denaro c’è il rischio di perderlo tutto o al contrario la possibilità di guadagnare altro. Che il tagliando sia prezioso lo dice l’art. 4 del Decreto ministeriale 12 febbraio 1991 n.183, dove c’è scritto testualmente che “i biglietti per le lotterie nazionali ad estrazione istantanea costituiscono ‘valori’; la loro stampa… è riservata all’officina carte e valori dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato”. Capperi, mica un pezzo di carta qualsiasi. Nessuno però ci dice che quel contratto dove c’è scritto in grande “200.000 euro subito + 6.000 euro al mese per 20 anni + 100.000 euro di bonus finale” potrebbe essere solo un’illusione. Eh già, perché l’unico premio scritto a colori sgargianti nel frontespizio (gli altri stanno dietro, in bianco e nero), e cioè il superpremio per cui tutti giocano, in realtà potrebbe essere stato già assegnato. Ma nessuno ce lo dice, lasciandoci così firmare ogni volta che giochiamo un contratto per un premio che potrebbe essere inesistente.

La grande illusione
L’esiguo numero di biglietti da Turista, infatti, non è dato sapere se sia stato già incassato. Monopoli di Stato non lo dice, Lottomatica (il concessionario) neppure. E fino a che ogni premio di quel gioco non sarà stato incassato, i biglietti continueranno a essere stampati e distribuiti come se nulla fosse. Un esempio? Ne possiamo dare 5, e tutti di recentissima soluzione. Il 10 ottobre 2013 sono stati ritirati dal mercato alcuni Gratta e Vinci: Batti l Banco, Dado Matto, La Fortuna Gira, Affari Tuoi e Oroscopo. Chissà quanti di voi hanno provato a grattare la fortuna su questi biglietti. Ma di certo non sapevate che Batti il Banco e Dado Matto risalgono addirittura al 2004, mentre gli altri sono tutti risalenti al 2007. Non sappiamo – perché non sta scritto da nessuna parte – quando i premi principali sono stati vinti. Ma sappiamo che ciò è accaduto, perché il tagliandi restano in circolazione fino a che l’intero montepremi (con uno scostamento dell’1, 2%) è stato assegnato. Già, ma magari ci si è messo anni per far uscire tutti i biglietti da pochi euro, mentre i premi veri sono finiti da tempo. Ecco l’illusione: il giocatore non ha modo di verificare se i premi per cui sta giocando siano effettivamente sul tavolo da gioco.

Un settore in crescita
Uno studio della Camera di Commercio ha evidenziato come il settore del gioco sia in continua crescita; nel giro di un solo anno le imprese coinvolte nel settore sono cresciute di oltre il 32% arrivando a sfiorare il totale di 9.300 nel 2013. Un boom di richiesta, una vera e proprio corsa al gioco. La gestione di apparecchi che consentono la vincita in denaro (sono esclusi quindi da questo conteggio gli apparecchi e congegni da divertimento ed intrattenimento senza vincita in denaro) sono raddoppiati nel giro di un anno passando da 705 a 1.348; raddoppiate anche le ricevitorie per un totale di circa 4.500 luoghi adibiti al gioco del Lotto, Superenalotto e Totocalcio.

L’aspetto piscologico
Quando si compila un Gratta e Vinci investi 5 euro non (solo) per vincere i milioni, ma per comprare un sogno, un emozione che dura fin quando il tagliando lo conservi nel cruscotto dell’auto o nella borsetta. Stante questo assunto, non è condannabile il gioco in sé, a patto però che non diventi patologico. E soprattutto a patto che le regole siano chiare. Invece, oggi come oggi, sembrano chiare ma non lo sono; siamo nel campo del verosimile, non del vero. Come detto, infatti, nessuno ci informa se il premio per il quale stiamo giocando non esiste più. Il che non rappresenta solo un handicap o una , ma intacca alla base il contratto di cui parlavamo all’inizio di questo articolo.
Comunque sia, vale la pena ricordarsi della regola aurea del gioco d’azzardo in ogni sua forma: nulla conviene davvero al giocatore, e tutto al banco. O chi per lui.