L’inamovibile di Cassamarca. De Poli in sella da 26 anni

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di Stefano Sansonetti

A Treviso lo conoscono tutti. Impossibile non sapere chi è Dino De Poli, avvocato, una fede Dc che ha resistito a quasi tutte le intemperie politiche. Nella città veneta è da sempre il padre padrone della Cassamarca, ovvero la Cassa di risparmio della Marca Trevigiana, oggi confluita nel gruppo Unicredit. Ebbene, De Poli è diventato presidente della Cassa nel lontano 1987. Ma la sua presa su quella che un tempo era la gallina dalle uova d’oro della città è rimasta inalterata nel tempo, visto che De Poli è poi diventato presidente della fondazione Cassamarca.
Correva l’anno 2000, e da allora l’avvocato siede ininterrottamente sullo stesso scranno. Certo, il periodo di vacche grasse è lontano nel tempo. E la fondazione, come tutte le “colleghe”, ha sofferto terribilmente la crisi economica e la perdita di valore delle partecipazioni detenute nella banca di riferimento. Tutt’ora la fondazione Cassamarca è accreditata di uno 0,7% posseduto all’interno di Unicredit, ma le cedole che si potevano staccare fino a qualche anno fa sono un lontano ricordo.
Eppure, nonostante lo scorrere inarrestabile delle stagioni, De Poli resiste. Di più, perché proprio qualche mese fa la “sua” fondazione ha provveduto al rinnovo degli organi di vertice. E qual è stato l’esito? Per rispondere a questa domanda è quantomai opportuno citare proprio l’espressione trionfalistica riportata il 6 dicembre del 2012 sul sito della fondazione: “il consiglio di indirizzo e programmazione della fondazione Cassamarca, riunitosi in data odierna, ha deliberato per acclamazione la riconferma dell’avv. on. Dino De Poli a presidente per il periodo 2012-2018”.
Ora, considerando che De Poli è classe 1929, se ne deduce che alla fine del suo ennesimo mandato avrà la bellezza di 89 anni. A Treviso, tra il serio e il faceto, sostengono che anche allora De Poli potrebbe tornare a fare il diavolo a quattro per spuntare l’ennesima conferma. Lo ritengono possibile un po’ tutti, facendo ironicamente notare che l’avvocato di fede Dc non è un tipo da rifiutare quegli stessi “straordinari” che il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha respinto nei giorni scorsi senza tanti complimenti di fronte a chi gli chiedeva di rimanere ancora per qualche anno al Quirinale.
Che poi, a dirla tutta, nel mondo delle fondazioni bancarie l’attaccamento alla poltrona è un po’ una costante. Altro fulgido esempio di questo trend è Giuseppe Guzzetti. Anche lui di fede Dc, dal 1997 siede a capo della più ricca fondazione bancaria italiana, la Cariplo. In più dal 2000 ricopre senza soluzioni di continuità l’incarico di presidente dell’Acri, ovvero l’associazione delle Casse di risparmio e fondazioni bancarie.
Ma gli esempi si sprecano. Si pensi al caso di Andra Comba. Giurista torinese, ha guidato la fondazione Cassa di risparmio di Torino, azionista pesante di Unicredit, per ben 18 anni.
In pratica è stato in sella dal 1994 al 2012, quando gli è subentrato l’attuale numero uno, il notaio Antonio Maria Marocco. Storia simile per Fabio Roversi Monaco, sulla tolda di comando della fondazione Cassa di risprmio di Bologna dal lontano 2001. Certo, anche per Roversi Monaco l’incredibile serie sta per finire, perché la fondazione sta per rinnovare gli organi direttivi e il ricambio è stato annunciato.
Ciò non toglie che è rimasto sulla poltrona di numero uno dell’ente per ben 12 anni. E da lì ha potuto gestire la pertecipazione strategica detenuta dalla fondazione Cassa di risparmio di Bologna all’interno del gruppo Intesa Sanpaolo.

@ssansonetti