L’incredibile casta dei dirigenti regionali

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di Carmine Gazzanni

Lorenza Badiello non la conoscono in tanti. Se non i suoi colleghi in Regione Emilia Romagna. Eppure la dottoressa porta a casa uno stipendio annuo, tra retribuzione tabellare e voci varie (risultato, premi e via dicendo), da 125 mila euro. Cosa mai farà, viene allora da pensare, la dottoressa Badiello in Regione? Altro che consigliere, altro che presidente di giunta. Se infatti il decreto Monti del 2012 ha fissato limiti invalicabili per gli eletti dei consigli regionali, non è così per l’esercito dei dirigenti regionali che, tabelle alla mano, continuano a godere di stipendi stellari. Come appunto la Badiello che – ecco svelato l’arcano – viene ripagata profumatamente per il suo ruolo di, udite udite, “responsabile del servizio di collegamento con gli organi dell’Unione europea a Bruxelles”.

UNA MAREA
Questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare. Perché il discorso è semplice: in tutte le Regioni i veri privilegiati sono tutti coloro che fanno parte degli ingranaggi della macchina burocratica amministrativa. I dirigenti regionali – che è bene sempre ricordare sono di nomina diretta della giunta – sono infatti una valanga. Solo le regioni a statuto ordinario, complessivamente ne contano 2.172. Andando nel dettaglio in Campania sono 225, in Lombardia 181, in Emilia Romagna 150, in Piemonte 122. Nella sola piccola regione del Molise troviamo ben 61 dirigenti regionali che nel 2013 sono costati alle casse circa 6 milioni di euro solo di stipendi. Insomma, che qualcosa non vada è più che evidente. Ma non c’è limite all’assurdo. E allora passiamo alla Sicilia. Certo, Regione a statuto speciale. Ma basta questo per giustificare il fatto che i dirigenti della regione guidata da Rosario Crocetta arrivano ad essere ben 1.813? Una valanga se si pensa che il personale non dirigente ammonta a 15.725 unità. Il calcolo è immediato: un dirigente coordina poco più che 8 persone in media.

STIPENDI STELLARI
Ovviamente, però, non è solo una questione di numeri, ma anche di stipendi. Andiamo in Campania. Stefano Caldoro ha posto a capo del suo gabinetto una squadra di superpagati. A cominciare dal numero uno Danilo Del Gaizo (128mila euro annui), il cui vice, Alberto Di Ferrante, prende 43mila euro di stipendio base a cui si aggiungono però la bellezza di 94mila euro di retribuzione di posizione per un totale di 137mila euro. Esattamente quanto arriva a prendere anche Antonio Ferrara, capo ufficio legislativo del presidente. Non c’è ovviamente (e purtroppo) da sorprendersi. Andiamo ad esempio in Umbria dove la più pagata è Maria Donata Gaimo, a capo del dipartimento sanità veterinaria e sicurezza alimentare, che porta a casa 131mila euro. Stipendi altissimi, certo. Ma non i più alti. In Liguria il segretario generale della giunta, Roberto Murgia, arriva a 162mila euro. Passando dal Nord Ovest al Nord Est eccoci in Veneto dove Tiziano Baggio (a capo della segreteria generale della programmazione) e Roberto Zanon (segreteria del consiglio regionale) superano tutti con i loro 189mila euro.

SI SPENDE PER TAGLIARE
Ovviamente non mancano i casi per così dire più grotteschi con stipendi altissimi per incarichi che lasciano più di un punto interrogativo. I casi più eclatanti in Emilia Romagna. Qui la responsabile del “servizio strategie di acquisto” porta a casa 108mila euro. Ma non finisce qui. In Regione c’è anche il responsabile del “servizio gestione della spesa regionale”. Stipendio da 122mila euro.

@CarmineGazzanni