L’incubo del Csm: Berlusconi mette a rischio la democrazia

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di Vittorio Pezzuto

Dovrebbe essere l’organo di autogoverno della magistratura ordinaria, si conferma ancora una volta un parlamentino correntizio che non rinuncia a fare politica. Dovrebbe tutelare i cittadini da una giustizia inefficiente e sanzionare duramente i magistrati che non compiono il loro dovere, coltiva invece l’ossessione cara alla sinistra nei confronti di Silvio Berlusconi. Stiamo scrivendo del Consiglio superiore della magistratura che ieri ha pensato bene di approvare nel suo plenum l’ennesimo proclama di censura nei confronti delle critiche che l’ex premier ha ripetuto negli ultimi tempi all’indirizzo della parte più politicizzata dell’ordine giudiziario. «La critica dell’operato dei magistrati, sempre legittima e utile, non può spingersi fino a denigrazioni che, anche in relazione alla loro provenienza, compromettano il prestigio della magistratura e la credibilità delle sue funzioni, mettendo a repentaglio i principi sui quali si fonda la convivenza democratica» si legge nel testo della delibera a tutela, che ha ricevuto ventidue voti favorevoli (tra cui quelli del vicepresidente Michele Vietti) e solo quattro voti contrari, espressi dai laici Nicolò Zanon, Bartolomeo Romano più Filiberto Palumbo (Pdl) ed Ettore Adalberto Albertoni (Lega).
L’ufficio stampa del Csm ha lavorato sodo per costruire un corposo fascicolo contenente gli articoli di stampa ma anche il videomessaggio con il quale il leader di Forza Italia aveva definito «mostruosa e politica» la sua condanna da parte della Cassazione e accusato la magistratura di essere diventata un «contropotere dello Stato» che vuole «realizzare per via giudiziaria il socialismo». Non è stato ovviamente trascurato nemmeno il più recente comizio, pronunciato davanti a Palazzo Grazioli nel giorno della sua decadenza, con cui il Cavaliere aveva accusato Magistratura Democratica «di aver abbracciato le idee estremiste delle Brigate Rosse».
Tutte frasi contro le quali i vertici della magistratura, sia pure con i riflessi lenti che caratterizzano l’amministrazione della giustizia, hanno deciso di reagire. A bruciare, in particolar modo, sono state le accuse rivolte alle toghe di avere finalità eversive. Un pensiero che «oltre ad essere palesemente privo di fondamento – osserva il Csm – integra una obiettiva delegittimazione della funzione giudiziaria». Si è addirittura rischiato che quest’organo di rilievo costituzionale promuovesse un’azione di risarcimento dei danni nei confronti dei quotidiani Il Giornale e Libero in relazione ai numerosi articoli pubblicati negli ultimi mesi. E solo la bocciatura dell’emendamento presentato in tal senso dal togato indipendente Nello Nappi ha evitato uno ‘strappo’ che sarebbe stato clamoroso.
Con la pratica a tutela, ha osservato Mariano Sciacca, togato di Unicost e relatore del documento, si chiede «rispetto per la giurisdizione e i suoi giudici», per «ricostruire insieme nel rispetto della divisione dei poteri dello Stato di diritto: i magistrati sono al solo servizio della nazione e non di interessi partigiani». Zanon si è invece detto contrario alle pratiche a tutela ma ha voluto esprimere l’auspicio che «finisca questa stagione di contrapposizione tra politica e toghe; non condivido i toni eccessivi e apocalittici». Anche perché questi atti minacciosi non producono alcun effetto pratico ma servono soltanto a garantire, nel silenzio delle più alte cariche istituzionali, il permanere di un clima negativo nei confronti del leader del centrodestra. Il quale ieri ha peraltro rilanciato le sue accuse: «Ci troviamo in una vera e propria repubblica giudiziaria. Siamo davvero al Medioevo. Il combinato disposto di Magistratura Democratica e sinistra sta compiendo l’ultimo colpo di Stato. Si mettono d’accordo al solo scopo di eliminarmi».

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