L’incubo quotidiano sui conti

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Di Gaetano Pedullà

Dacci oggi il nostro incubo quotidiano. In tempi di crisi e di sfiducia nel futuro sembra che lo si faccia apposta a non far passare giorno senza spaventarci con qualche previsione allarmante sulla nostra economia. Centri studi, rapporti di ogni genere, i bollettini periodici di Ocse e Banca centrale si aggiungono al normale flusso dei dati che fotografano i nostri conti. E pur ripetendo spesso sempre le stesse cose, questo fiume di calamità bibliche ci fa sprofondare in una depressione generale. Proprio il contrario di quello che ci serve per ripartire. Ieri così abbiamo appreso che la Bce vede a rischio l’obiettivo del 2,6% nel nostro rapporto tra deficit e Pil. La situazione dei conti pubblici italiani la conoscono tutti e Renzi ha già detto che su questo parametro puntiamo al 3%; meglio di Parigi per capirci. Gli euroburocrati che compilano il bollettino – in genere quindici giorni prima della pubblicazione – fanno però il loro compitino e una stampa acritica e pronta a bersi tutto pur di fare un titolo a sensazione, pubblica. Abbiamo tanti difetti e tanto da fare, soprattutto sulle riforme, ma andando avanti in un certo modo poi non lamentiamoci se andiamo sempre più a fondo.