L’invasione totale dei migranti. Ora i bimbi arrivano anche da soli. Lo scorso anno ne sono sbarcati 26 mila

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Gettati allo sbaraglio in mezzo al mare con la speranza di regalargli un futuro migliore che, probabilmente, il loro Paese non può assicurargli. È questo il contesto in cui si mettono in moto i viaggi della speranza che vedono sempre più minorenni affidati dai genitori ai trafficanti di essere umani. Soltanto nel corso dello scorso anno sono 25.846 quelli arrivati in Italia soli, senza che avessero una persona adulta come riferimento. Il dato è emerso dalla relazione annuale presentata al Parlamento da Filomena Albano, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Un viaggio che per molti di questi giovanissimi si è fermato in Sicilia, visto che la maggior parte degli sbarcati, il 40,9%, è rimasto nelle terra di approdo. Molti si trovano anche in Calabria, precisamente l’8,2%, pochissimi in Umbria (0,1%), e nessuno in Valle d’Aosta.

L’accoglienza – Il percorso per chi arriva solo in Italia prevede l’affidamento familiare, con l’accoglienza al minore di turno da parte di una famiglia (preferibilmente che ha già a casa figli minori). “Tutti siamo in grado di offrire aiuto, tutti possiamo aver bisogno di aiuto”, ha detto la Albano, “e l’affidamento familiare non è altro che una forma, giuridicamente regolata, di dare aiuto ai minori in difficoltà. Il tutore è una figura importante che si pone l’obiettivo di incarnare una nuova idea di tutela legale: non solo rappresentanza giuridica ma figura attenta alla relazione con i bambini e i ragazzi che vivono nel nostro Paese senza adulti di riferimento”. La Garante dell’infanzia ha spiegato di aver indirizzato l’attività per vincere la sfida e provare ad abbattere le disuguaglianze. Una sfida che, al momento, sembra quasi utopica, anche perché oltre ai minori non accompagnati il problema della povertà assoluta nel 2015 ha riguardato 1,1 milioni di minori.

Il bilancio tracciato – Nonostante siamo dinanzi ad una vera e propria invasione, la relazione annuale evidenzia che per l’accoglienza ci sono risorse limitate. “Pressoché inesistenti”, si legge nella relazione annuale. Non sono le risorse, però, l’unico dei problemi visto che l’Autorità garante per l’infanzia ha sottolineato che servono “poteri più definiti e strumenti caratterizzati da una maggiore incisività”. La Albano ha spiegato anche che all’Autorità sono state assegnate tantissime competenze, ma a fronte di questo “gli strumenti di cui si avvale consistono in atti di soft law, che rivestono un ruolo di moral suasion sulle istituzioni pubbliche”. Basti pensare che il Garante può contare su dieci persone in prestito da altre amministrazioni. Altro limite sottolineato dalla Albano riguarda le modalità di consultazione per la formazione degli atti normativi in materia di infanzia e adolescenza. Tutte queste carenze provocano secondo il Garante “un limite alla stessa indipendenza dell’Autorità” che può soltanto “esprimere raccomandazioni, inviare note alle autorità competenti sollecitando azioni”. Insomma solo monitoraggio. Necessario, ma poco rispetto alle reali esigenze.