Liscia, gassata o dal rubinetto

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di Oscar Cromato

Il Paese dei navigatori è anche il Paese dell’acqua imbottigliata. Liscia, leggermente gassata, frizzante, oligominerale, diuretica: ce ne sono di tutti i tipi. E per ogni esigenza. Ogni anno una famiglia italiana spende dai 200 ai 300 euro l’anno al supermercato. E non solo nelle città dove l’acqua che esce dai rubinetti ha una potabilità media o scarsa, ma anche in luoghi come Roma, dove l’acqua domestica è tra le migliori d’Europa, grazie all’acquedotto del Peschiera.
Ma dalla sorgente al rubinetto il fluido ne fa di strada. E trova tanti ostacoli che la caricano a pallettoni di minerali, di calcare, e a nord dove c’è il tufo anche di arsenico. Le condutture della distribuzione spesso sono obsolete. Poi c’è il cloro necessario per spazzare i batteri.
Questo cocktail di sostanze appesantisce l’acqua che esce dal rubinetto. Non a caso sono in parecchi coloro che faticano a digerirla perché resta pesante. Per non parlare poi delle pentole ove si cuoce la pasta. Basta portare a ebollizione un po’ d’acqua per avere depositi sul fondo della pentola ben visibili e difficili perfino da pulire.

Depuratori ed erogatori
Tutti questi problemi non fanno altro che favorire l’acquisto delle acque minerali imbottigliate. Controllate al midollo, anche se tutto quel tempo che restano nella plastica fa venire qualche preoccupazione.
Chi non ha mai fatto quelle faticate enormi al supermercato per caricarsi le confezioni di acqua?
Negli ultimi tempi però si sta invertendo la tendenza e stanno riscuotendo sempre più consensi e richieste le aziende che si occupano di depurare l’acqua erogata dal rubinetto.
Un impianto da installare sotto il lavandino ed ecco che si può avere acqua liscia, frizzante, oligominerale o alcalina.
Ma quello che più conta si può avere acqua depurata dai metalli pesanti, dai solfati e dal cloro battericida.
“Noi possiamo darti l’acqua che vuoi”, recita lo slogan dell’azienda Acquasmart.
“Finora si sono rivolte a noi 7000 famiglie italiane”, sottolinea Marco Lamacchia, il direttore commerciale.
“Molte scelgono la nostra azienda – prosegue – perché siamo gli unici che offriamo l’impianto a costo zero. L’unica cosa che chiediamo è l’esclusiva del cambio dei filtri”.
Ogni quanto va fatto il cambio dei filtri?
“Mah, una volta l’anno”.
E quanto costa?
“Dipende dal consumo di acqua. Può variare da un minimo di 170 euro a un massimo di 300. Comunque noi offriamo ai nostri clienti un pacchetto che costa 20 euro al mese. Una spesa che costa meno di un abbonamento alla pay tv. Col vantaggio che le famiglie non devono più incollarsi le bottiglie al supermercato. Oltre al fatto che ci si guadagna in salute”.
Ma una volta eliminato il cloro l’acqua che resta nel filtro non fa il pieno di batteri? “Nei nostri impianti no. In quanto c’è un prefiltro batteriostatico”. Settemila clienti significano pure 7 milioni di bottiglie in meno l’anno di plastica. L’ambiente ringrazia.