Lista dei putiniani, l’elenco dei Servizi segreti non è quello del Corriere della Sera. Gabrielli: gravissima la fuga di notizie

Solo due nomi di quelli riportati dal Corriere nella lista dei putiniani d'Italia coincidono con quelli dei Servizi

Una pezza che è pur sempre una pezza. E che non basta neppure a richiudere del tutto il buco. Dopo la bufera scatenata dalla lista dei “putiniani d’Italia”, oggetto di un report della nostra intelligence commissionato dal Copasir e pubblicata dal Corriere della Sera, è stato il sottosegretario con delega ai Servizi, Franco Gabrielli, a metterci la faccia per tentare di calmare la buriana.

IMPEGNO DEI REPARTI MOBILI NELLA GESTIONE DELL' ORDINE PUBBLICO

La versione di Gabrielli

“Le opinioni sono rispettate sempre, cosa diversa sono le fake news e la loro orchestrazione che, qualora accertata, potrebbe essere oggetto di un’attività di altro tipo”, ha esordito l’esponente del Governo Draghi, costretto dal Covid che lo ha contagiato a collegarsi da remoto.

Ma rassicurazioni di rito a parte, la vicenda del Corsera, ha sollevato, innanzitutto, un tema di credibilità e affidabilità dei nostri Servizi, vista la fuga di notizie, relativamente al report in questione, finito sul quotidiano di Via Solferino prima che allo stesso Copasir che lo aveva commissionato.

Come precisato dal presidente del Comitato parlamentare che vigila sull’attività dell’intelligence, Adolfo Urso. Che mercoledì scorso aveva precisato che a realizzare il documento era stato “un tavolo interministeriale”, con la partecipazione dell’Agcom, coordinato dai Servizi.

Fatto sta che, per tagliare la testa al toro, Gabrielli ha annunciato la desecretazione del documento, classificato come “riservato”. E così è stato. A riprova del fatto, ha aggiunto, che “l’attività dell’informativa non ha nulla a che vedere con l’intelligence, nulla che possa essere schedatura, dossieraggio, di persone”.

La lista dei putiniani del Corriere

Si tratterebbe al contrario di un semplice monitoraggio da fonti aperte. Nelle 7 pagine di rapporto compaiono, però, solo due dei nomi pubblicati dal Corriere. Quelli di Alberto Fazoli, il giornalista pubblicista freelance ex combattente in Donbass e del freelance Giorgio Bianchi (si trova in Ucraina “con finalità di propaganda filo-russa”).

Gli altri nomi citati – “ma non attenzionati”, come precisato da sottosegretario – nel bollettino sulla disinformazione russa prodotto dal Dis e desecretato ieri sono quelli dell’eurodeputata Francesca Donato (definita dall’emittente Russia Today come “colei che ha votato contro l’invio di armi in Ucraina”), di Rosangela Mattei, nipote di Enrico (ha rilanciato un’intervista sui social da noti influencer antigovernativi e filorussi) e della blogger Francesca Totolo (ha ripreso un tweet di campagna mediatica contro il presidente Zelensky).

Ma rimane una questione. Chi ha passato quel documento “riservato, ora declassificato, al Corriere? E il fatto che sia stato desecretato esclude che ci saranno indagini per violazione del segreto di Stato?

“Il documento è arrivato nella mani dei giornalisti non perché sceso dal cielo, è stato editato il 3 giugno, le stesse tempistiche fanno pensare che ci sia stata una mano solerte – ha chiarito Gabrielli -. Il fatto stesso che un documento classificato che doveva rimanere nell’ambito della disponibilità dei relatori è stato diffuso è una cosa gravissima e nulla rimarrà impunito. Lo dobbiamo al Paese e alla credibilità di un comparto. Dovremo dare adeguate risposte”.

E quanto al “tavolo interministeriale” che avrebbe realizzato il documento con la partecipazione dell’Agcom e il coordinamento dei Servizi, tutto normale?

“Sicuramente questa vicenda ci impone delle riflessioni, perché se poi il risultato ipoteticamente positivo ha un prezzo così alto – ha aggiunto Gabrielli -. Ma un conto è un monitoraggio, un conto interpretazioni che possono derivarne. È prevalente che i cittadini sappiano che in Italia non c’è nessun grande fratello, e che nessuno tantomeno il governo ha oggetto di investigare sulle opinioni delle persone, per la massima trasparenza abbiamo deciso di declassificare questo bollettino. Non ci sono alcune finalità. Peraltro è una classifica molto bassa, il riservato è la prima delle classificazioni”.

L’elenco del Corriere non torna

Resta un ultima questione e, vista la discrepanza tra i nomi contenuti nel documento desecretato e quelli pubblicati dal Corriere della Sera, riguarda proprio la provenienza di quei nomi. Tra gli altri quelli del sociologo Alessandro Orsini e dell’ex presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli. “Non ci sono giornalisti né politici” tra le persone monitorate dall’intelligence. “L’ho detto anche in occasione del viaggio di Salvini in Russia – ha chiarito il sottosegretario –. Ciò non ricade nell’attività oggetto dei nostri servizi. Ecco perché mi ha dato particolarmente fastidio che sul giornale si insinuasse il sospetto che un parlamentare, Vito Petrocelli, fosse oggetto di monitoraggio”. Ora si aspetta la replica del Corsera.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 08:06
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