L’Italia aiuterà la Libia ma per il Marocco non c’è fretta

I recenti cataclismi che hanno colpito Libia e Marocco svelano l'ipocrisia della nostra politica estera.

L’Italia aiuterà la Libia ma per il Marocco non c’è fretta

Il bilancio delle vittime del terremoto in Marocco ha superato le 2.800 persone, mentre un numero limitato di squadre di soccorso straniere si è unito alla crescente corsa contro il tempo per trovare eventuali superstiti sulle montagne dell’Atlante, dove molti villaggi rimangono inaccessibili. Le autorità marocchine, ricordava ieri il Guardian, hanno affermato di avere “risposto favorevolmente” alle offerte di aiuto delle squadre di ricerca e soccorso di Spagna, Qatar, Gran Bretagna ed Emirati Arabi Uniti, ma non hanno ancora accettato ulteriori proposte di aiuto da altri paesi nonostante la natura urgente della situazione.

Italia, Francia e Turchia, tra gli altri, hanno offerta la loro disponibilità immediata a fornire assistenza. L’agenzia di stampa statale marocchina ha affermato che le autorità di Rabat “hanno effettuato una valutazione precisa dei bisogni sul campo, dato che il mancato coordinamento in tali situazioni potrebbe essere controproducente”. Il re del Marocco Mohammed VI nel frattempo ha ringraziato i paesi amici per le loro offerte di aiuto. Il terremoto di magnitudo 6,8 di venerdì ha colpito anche un gruppo isolato di villaggi montuosi a 45 miglia a sud di Marrakech e ha scosso le infrastrutture fino alla costa settentrionale del paese.

La TV di stato ha riferito che il bilancio delle vittime è salito a 2.862, con 2.562 feriti, e ci sono aspettative che il bilancio possa aumentare man mano che le squadre di soccorso raggiungono questi villaggi remoti in alta montagna. Le riprese dei droni dei canali televisivi locali hanno mostrato le tradizionali case di mattoni di fango completamente rase al suolo. “Finora non abbiamo trovato superstiti, solo morti sepolti sotto le macerie. L’odore dei cadaveri è molto, molto forte. Non abbiamo ancora né elettricità né acqua”, ha detto Aziz, un abitante di un villaggio di Ijoukak, vicino all’epicentro del terremoto, citato dal Guardian, confermando che gli aiuti e gli operatori d’emergenza sono finalmente arrivati nell’area. Ma i borghi sulle colline intorno a Ijoukak rimangono inaccessibili. “Anche i muli e gli asini non sono riusciti ad arrivare lassù perché ci sono enormi massi che bloccano le strade”, ha spiegato.

In Libia il passaggio del ciclone sub-tropicale ha creato un disastro di proporzioni immani

Intanto in Libia il passaggio del ciclone sub-tropicale Daniel in Cirenaica la notte tra domenica 10 e lunedì 11 settembre ha creato un disastro di proporzioni immani, la peggiore catastrofe della Libia e una delle più gravi dell’intero Mediterraneo. Il cedimento di due dighe risalenti agli anni ‘70 ha letteralmente sommerso la città nord-occidentale di Derna, che conta da sola tra i 50mila e i 90mila abitanti a seconda delle fonti: interi quartieri sono stati spazzati via dall’acqua. Il ministro della Sanità del Governo libico di stabilità nazionale (Gsn), l’esecutivo libico al potere nell’est e non riconosciuto dalla comunità internazionale, Othman Abdel Jalil, ha fornito un bilancio provvisorio di oltre 3mila morti, cifra poi salita a 5mila 200 nella sola Derna, ma preoccupa il fatto che i dispersi sarebbero addirittura 100mila in tutta la Cirenaica.

Oltre a Derna, infatti, ci sono molte altre aree colpite, come Susah (8mila abitanti), Al Marj (80mila), Al Bayda (250mila) e zone dell’entroterra di cui si sa poco o nulla. Le comunicazioni sono interrotte, Internet e i telefonini non funzionano, molte strade sono bloccate e i soccorsi tardano ad arrivare. Difficile spiegare le cause di un tale disastro: incuria, cambiamenti climatici, il fatto che molta gente stava dormendo quando è arrivata la piena sono possibili motivazioni.

I recenti cataclismi che hanno colpito Libia e Marocco svelano l’ipocrisia della nostra politica estera

Due Paesi in emergenza. La comunità internazionale si mobilita. E l’Italia? Per leggere la politica estera del governo italiano basta leggere due dichiarazioni del ministro agli Esteri Antonio Tajani che nel giro di qualche minuto parla di Libia e Marocco. Per quanto riguarda la Libia Tajani si affretta ad annunciare di avere “l’ambasciatore a Tripoli per avere gli ultimi aggiornamenti. Il governo italiano risponde subito alle richieste di sostegno per l’alluvione nell’est della Libia: una squadra avanzata di valutazione è già in partenza coordinata dalla nostra Protezione civile”. Dice Tajani: “Ho chiamato l’ambasciatore a Tripoli per avere gli ultimi aggiornamenti. Il governo italiano risponde subito alle richieste di sostegno per l’alluvione nell’est della Libia: una squadra avanzata di valutazione è già in partenza coordinata dalla nostra Protezione civile”.

Sul Marocco il discorso cambia. “Il Marocco – dice Tajani – ha avuto offerte di aiuti da tutti i Paesi del mondo, ha scelto quelli con cui probabilmente ha relazioni di maggiore vicinanza, penso per esempio alla Spagna. Noi abbiamo dato ovviamente tutta la nostra disponibilità, così come alla Libia dove c’è stato un altro disastro naturale e siamo pronti a fare tutto ciò che serve a questo Paese che ha avuto già tante vittime a causa della guerra. Almeno per il momento non abbiamo avuto notizie di italiani coinvolti nell’inondazione, stiamo seguendo la vicenda da vicino con il nostro consolato a Bengasi e l’ambasciata a Tripoli”. Qual è la differenza? Semplice: la Libia occlude le partenze verso l’Italia, il Marocco no. La differenza sta tutta solo qui.