L’Italia fa come il Brasile. E si tiene il terrorista turco

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di Clemente Pistilli

Arrestato in Italia per terrorismo e condannato in via definitiva a sette anni di reclusione, un turco di 41 anni, dopo aver evitato l’estradizione, ha ora ottenuto dalla Corte di Cassazione un pronunciamento con cui è stata annullata la sentenza che dava il via libera alla sua espulsione. Una decisione presa dai giudici nonostante la condanna per terrorismo abbia come conseguenza l’allontanamento dall’Italia del condannato e nonostante, nell’attesa che la Suprema Corte si esprimesse sul ricorso, Avni Er si sia dato alla macchia, specificando che simpatizza per il partito terrorista turco, di ispirazione marxista-leninista, Dhkp-C e che si è reso irreperibile per non essere messo fuori dall’Italia, sostenendo che nel Belpaese vengono avallate operazioni illecite da parte di servizi segreti stranieri. Una situazione che sembra ricordare l’orwelliano tutti uguali con qualcuno più uguale degli altri. Tale condotta sembra inoltre molto simile a quella del Brasile che ha rifiutato alle autorità italiane la consegna del terrorista Cesare Battisti.

Operazione Tracia
Era il 10 aprile 2004 quando scattò un blitz antiterrorismo i Turchia, Grecia, Belgio, Olanda, Germania e Italia. Per l’Antimafia di Perugia, una cellula dell’organizzazione terroristica marxista-leninista si era stabilita nel capoluogo umbro. Tra gli arrestati Avni Er, giornalista trasferitosi in Europa nel 1983 e da circa tredici anni in Italia, ritenuto un elemento di spicco del Dhkp-C, partito inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali e responsabile di numerosi attentati, tra i quali quello del 1 febbraio scorso ai danni dell’ambasciata americana ad Ankara. Avni Er è stato condannato dalla Corte d’Assise d’Appello di Perugia a sette anni di reclusione, con l’accusa appunto di essere parte di un’associazione con finalità terroristica e la sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione. Per i giudici italiani nessun dubbio: il 41enne turco è un terrorista. La Turchia aveva chiesto l’estradizione del giornalista, negata però in via definitiva dalla Corte d’Appello di Sassari. A quel punto Avni Er, come conseguenza della condanna penale passata in giudicato, doveva essere espulso.

Sinistra mobilitata
Movimenti antagonisti, associazioni e alcuni esponenti della sinistra italiana si sono mobilitati per evitare l’espulsione del terrorista turco, sostenendo, tra l’altro, che l’unica colpa del 41enne sarebbe stata quella di essere un oppositore politico e che il processo che aveva subito in Italia era stato scandaloso. Rinchiuso nel centro di identificazione ed espulsione di Bari, Avni Er ha ricevuto numerose visite del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e in suo favore sono state firmate mozioni dal consiglio provinciale di Lecce e dai consigli regionali di Puglia, Toscana, Campania e Sardegna.
Il 27 aprile 2010, insieme ad altri quattro onorevoli del Pd, Elisabetta Zamparutti ha poi presentato un’interrogazione parlamentare. Il Tribunale di Bari, dopo che la competente commissione aveva negato al 41enne lo status di rifugiato, bloccò alla fine l’espulsione. Il ministero dell’interno fece appello e la Corte d’Appello di Bari, il 28 giugno dello scorso anno, ribaltò la decisione di primo grado, dando il via libera all’allontanamento del turco, considerando che nel frattempo Avni Er si era reso irreperibile.

La Cassazione
Il 41enne ha fatto ricorso in Cassazione, ribadendo che se tornava nel suo Paese sarebbe stato ucciso, simpatizzando per il Dhkp-C, che si era dato alla macchia per il rischio di essere espulso, non avendo neppure permesso di soggiorno, e perché in Italia si verificano “fenomeni di extraordinary rendition, compiute da membri dei servizi segreti di altre nazioni”, come nel caso dell’imam Abu Omar. Il ricorso è stato accolto. Condannato o no, per la Cassazione il rimpatrio potrebbe essere un rischio per Avni Er. Tutto rinviato alla Corte d’Appello di Bari che, visto quanto stabilito dalla Suprema Corte, difficilmente questa volta potrà dare il via libera all’espulsione.