Trovare il capro espiatorio e smarcarsi dal disastro. È la strategia (non nuova) abbracciata dal governo 20 secondi dopo la terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai campionati del mondo di calcio per opera della Bosnia. E il capro espiatorio perfetto – perché colpevolissimo – è stato individuato nel presidente della Figc, Gabriele Gravina. È a lui che ieri il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha chiesto di levare le tende.
Abodi: “Calcio da rifondare”
“È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc“, ha detto il ministro, che ha sottolineato come “il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano”.
Per questo “reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”, ha aggiunto. Abodi non ha escluso neppure il commissariamento della Figc da parte del Coni (“Parlando con Buonfiglio ho rinnovato l’invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti”), sebbene l’ipotesi appaia di difficile realizzazione, date le regole Uefa e Fifa.
Bagarre alla Camera. Vaiata (FdI) ricorda quando fu Gravina a chiedere le dimissioni di Tavecchio
In mattinata era stato il deputato FdI Salvatore Caiata, ex presidente del Potenza calcio, a chiedere alla Camera un’informativa urgente ad Abodi, ricordando che “nel 2017 presidente Figc era Tavecchio e un consigliere della Lega di Serie C chiese le sue dimissioni, quel consigliere era Gravina che un anno dopo andò al posto di Tavecchio alla guida della Figc e che per due volte non si è qualificato ai Mondiali”.
“Capisco che è difficile farsi da parte quando si prendono stipendi importanti – aveva aggiunto – ma è Gravina il primo, unico e diretto responsabile del fallimento sportivo e del calcio italiano”.
Lotito raccoglie le firme?
E, reduce dal successo nello sfratto di Maurizio Gasparri dalla carica di capogruppo di Fi, ieri il presidente della Lazio, Claudio Lotito ha avviato una raccolta firme in Senato contro Gravina. In molti lo hanno avvistato nei corridoi di Palazzo Madama, con un faldone sotto braccio, mentre avvicinava esponenti di maggioranza e minoranza. In serata però, fonti vicine al senatore, hanno smentito l’iniziativa.
“Non vedo motivo per dimettermi”, spiegava Gravina già a novembre scorso
Dal canto suo Gravina non accenna al doveroso passo indietro. Né teoricamente potrebbe essere obbligato a farlo, come lui stesso aveva sottolineato il 24 novembre scorso, a margine del Consiglio federale. Allora, interrogato sull’opportunità di lasciare qualora l’Italia non si fosse qualificata ai Mondiali, Gravina aveva risposto di non vedere motivo per un eventuale passo indietro. “Non c’è una norma che impone le dimissioni senza Mondiale”, aveva aggiunto, “È un destino che viene individuato e cercato all’esterno della Federazione”.
Aveva poi ricordato che “se n’era già parlato dopo la Svizzera”, nel 2022 quando l’Italia pareggiò 1-1 a Palermo con due rigori sbagliati da Jorginho nella fase a gironi che condannò gli azzurri ai play-off, da cui sarebbero stati eliminati a sorpresa dalla Macedonia. “C’è un principio di democrazia, il cui ritmo è dettato dalle norme federali – ha poi aggiunto – e la risposta è stata un 98,7%”, un riferimento all’ultimo voto di fiducia ottenuto alle elezioni federali. Comunque, per oggi è fissata una prima riunione in Figc con le componenti federali (Lega di serie A, serie B, Lega Pro, Aic e Aiac), in vista del Consiglio che potrebbe tenersi la prossima settimana.
M5s: “Tardive e insufficienti le parole di Abodi”
Ma le (doverose) dimissioni di Gravina non bastano. Di “parole tardive, ipocrite e del tutto insufficienti” contro il presidente della Figc da parte di Abodi, ha parlato il senatore M5S, Marco Turco, per il quale “il ministro prova a scaricare tutto su Gravina, come se chi guida il dicastero dello Sport non avesse alcuna responsabilità politica per il disastro di un intero sistema”.
“È troppo comodo alzare la voce soltanto adesso, a tracollo avvenuto”, ha continuato Turco, “Un ministro serio non si limita a invocare il rinnovamento degli altri quando tutto è già crollato: dovrebbe piuttosto spiegare cosa ha fatto in questi lunghi quattro anni per affrontare la crisi del calcio italiano, per vigilare, per intervenire, per promuovere una vera strategia di rilancio”.
Per il responsabile Sport del Pd, Mauro Berruto si devono comprendere “le ragioni che hanno portato all’abisso del calcio italiano”. Più che discutere di dimissioni (che dovrebbero essere dovute), aggiunge Berruto, “mi interesserebbe ascoltare Abodi sulle ragioni” di quanto accaduto “e sui correttivi per invertire la tendenza”, ha concluso.