L’Italia non è un Paese per bambini. Tra i Paesi più ricchi al mondo siamo 35esimi su 41 per le disuguaglianze tra minori

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L’Italia continua a non brillare in fatto di minori e di disuguaglianza di reddito e opportunità. L’ultimo grave avvertimento è arrivato con la nuova relazione del Centro di Ricerca Innocenti dell’Unicef, la “Innocenti Report Card 13”. Nel dossier, infatti, si analizza lo stato di equità per i bambini: una classifica sul divario tra i bambini che si trovano nella fascia più bassa della distribuzione e quelli nella fascia media, nei 41 Paesi Ue e Ocse più ricchi del mondo. Il rapporto analizza la disuguaglianza in termini di reddito, istruzione, salute e soddisfazione nei confronti della vita.

Secondo i dati, la Danimarca è in cima alla classifica con valore relativo alla diseguaglianza più bassa tra i bambini. Israele è invece nella posizione più bassa in tutti gli ambiti analizzati. In 19 Paesi su 41 di cui sono disponibili i dati, oltre il 10% dei bambini vive in famiglie che dispongono di meno del 50% del reddito medio.

IL NOSTRO PAESE – Passiamo, a questo punto, all’Italia. E, come detto, i dati non sono affatto rassicuranti. Sul divario reddituale, infatti, il nostro Paese è al 35esimo posto su 41 paesi UE/OCSE, sul divario nei risultati scolastici è al 22esimo posto su 37 Paesi, sulla disuguaglianza relativa nell’ambito della salute è al 28esimo posto su 35 Paesi, sulla disuguaglianza relativa in termini di soddisfazione nei confronti della vita è al 22esimo posto su 35 Paesi. “La posizione media dell’Italia per tutte le dimensioni relative alla disuguaglianza è 32esimo su 35 paesi UE/OCSE”, ha dichiarato il Presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera.

Entriamo, a questo punto, più nel dettaglio. Nel 2013, il tasso di povertà infantile in Italia è stato del 17,7%. I dati mostrano che più di un quarto (27%) dei bambini del Paese viveva in famiglie ritenute soggette a deprivazione materiale ​​perché non potevano permettersi tre o più dei nove beni essenziali, tra cui l’alloggio, il riscaldamento, un pasto proteico al giorno, un televisore a colori, una lavatrice, un’automobile, ecc.

Passando all’istruzione, dal rapporto emerge che nel 2012, quasi il 12% dei quindicenni in Italia non ha raggiunto il livello 2 di competenza in tutte e tre le materie (lettura, matematica e scienze). Tuttavia, si è registrato un miglioramento di 3,3 punti percentuali dal 2006.

Infine, la salute. Secondo lo studio HBSC del 2013/2014 (sui comportamenti sanitari dei ragazzi in età scolare), il 30,5% degli adolescenti italiani ha riferito di soffrire quotidianamente di uno o più disturbi di salute. Le ragazze avevano una probabilità superiore di 17 punti percentuali di restare indietro nell’ambito della salute rispetto ai ragazzi. Il divario relativo nell’ambito dei disturbi quotidiani di salute e l’attività fisica si è ampliato nel periodo 2002-2014 rispettivamente di 3,7 e 2,6 punti percentuali. Ciò è dovuto a punteggi in calo nella parte inferiore della classifica piuttosto che nel mezzo. Si sono registrati miglioramenti positivi nella dieta dei bambini nel decile più basso: hanno arricchito la loro alimentazione con maggiore apporto di frutta e verdura e ridotto il consumo di zucchero e bevande analcoliche.

 

 

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