L’Italia non ripudia la guerra. Ancora bombe all’Arabia per 4,6 milioni. Se si muore in Yemen è anche colpa nostra

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Oltre 6.400 morti metà dei quali civili e 30mila feriti; più di 2 milioni e 800mila sfollati su una popolazione di 26 milioni di abitanti. Tra questi 785 bambini morti, 1.168 feriti, circa 320mila malnutriti. Bambini che muoiono o addirittura vengono incarcerati come prigionieri di guerra. Ospedali e strutture sanitarie bombardate. Sono questi i numeri, spaventosi, forniti nell’ultimo aggiornamento Onu, riguardo a una guerra, quello condotta dalla coalizione saudita in Yemen, dimenticata dai canali main-stream, di cui nessuno parla.

PECUNIA NON OLET – Men che meno il Governo italiano. E ci mancherebbe. Come si può condannare una strage di innocenti (perché di questo si tratta, come riconosciuto anche dai principali organi sovranazionali, dall’Onu all’Ue) se con i carnefici poi facciamo affari? In barba a qualsiasi tipo di legge. A cominciare da quelle nazionali. Come La Notizia ha più volte denunciato (ma non ci si stanca mai di ribadirlo), la legge 185/90 precisa che “l’esportazione ed il transito di materiali di armamento sono vietati verso i Paesi in stato di conflitto armato” in contrasto con le direttive Onu, “verso i Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della Costituzione”, verso i Paesi “responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani”. Esattamente come nel caso della coalizione saudita.

E perché la cosa dovrebbe interessarci? Semplice: nei mesi scorsi ha fatto parecchio rumore la notizia secondo la quale dall’Italia (e precisamente da Cagliari) sono partite diversi pesanti rifornimenti di bombe proprio per l’Arabia Saudita, bombe – come denunciato da Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente Armi Leggere (Opal) di Brescia – poi utilizzate nel conflitto yemenita. Una notizia talmente imbarazzante che, nel silenzio del Governo italiano, si è mosso il Parlamento europeo, che il 27 febbraio scorso ha adottato una risoluzione sullo Yemen affinché si ponga fine alla guerra in corso, con un esplicito emendamento (votato da 359 parlamentari con 212 voti contrari) che richiama la necessità di fermare il flusso di armi. Sarà servito a qualcosa?

TUTTO FERMO – Niente affatto. La denuncia arriva ancora dal puntuale Beretta. “Sono riprese, nel silenzio generale, le spedizioni di bombe aeree dall’Italia all’Arabia Saudita”, commenta l’analista. Basta d’altronde riprendere il registro del commercio estero dell’Istat per appurare dati e numeri: 123 quintali (Kg. 122.835) di “armi e munizioni” – ma di fatto sono bombe – per un valore di oltre 4,6 milioni di euro sono state inviate nel mese di marzo (dunque dopo la risoluzione Ue) all’Arabia Saudita dalla provincia di Cagliari. Insomma, nulla è cambiato, nemmeno dopo la risoluzione europea. L’unica cosa che è cambiata è il silenzio con cui tutto è avvenuto. Se infatti in precedenza le spedizioni di bombe aeree prodotte nello stabilimento di Domusnovas in Sardegna dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall, erano state ampiamente documentate grazie alle informazioni fornite dai parlamentari sardi Roberto Cotti (M5S) e Mauro Pili (Unidos), stavolta invece non è trapelata alcuna notizia. “Evidentemente – dice Beretta – l’azienda e le autorità aeroportuali hanno preso maggiori cautele, rispetto  a quelle già prese in precedenza, per non permettere ai parlamentari e ai media di venire a conoscenza di queste spedizioni”.

ACCORDI PURE COL QATAR – Ma non è tutto. Nella coalizione saudita, infatti, ritroviamo anche il Qatar. E, anche in questo caso, come si suol dire “pecunia non olet”. Come si legge direttamente dal sito del ministero della Difesa, infatti, il Ministro Roberta Pinotti e il Ministro per gli Affari della Difesa del Qatar, Khalid bin Muhammad Al-Attiyah, hanno sottoscritto un “Memorandum of Understanding” (MoU) per la cooperazione nel settore navale tra i due paesi. Importo dell’accordo: 5 miliardi di euro. A cosa serviranno? Semplice: Saranno utilizzati “per la fornitura di mezzi navali e sistemi d’arma”. Casomai, chissà, bombe. Da gettare spensieratamente sullo Yemen. Tanto, poi, nessuno ne parla.

Tw: @CarmineGazzanni

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