L’Italia, un monumento all’incompiuto. Da Nord a Sud sono 868 le opere mai ultimate. Uno spreco che ci costa 6 miliardi solo di penali

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Dalla tristemente nota vela di Santiago Calatrava nella città dello sport di Tor Vergata, fino alla diga sul Metramo, in provincia di Reggio Calabria, la più alta d’Europa ma fuori uso per la mancanza di acquedotti. Dall’idrovia che dovrebbe collegare Venezia e Padova (lavori mai partiti) fino al porto di Castellamare del Golfo, bloccato per anni per una serie di indagini e ricorsi al Tar che hanno paralizzato i lavori rendendoli, prima ancora di finirli, desueti. E poi una miriade di strade, piscine e palestre, disperse in giro per tutto lo Stivale. Benvenuti nell’Italia dell’incompiuto. Secondo il dato aggiornato diffuso dal ministero delle Infrastrutture che, con l’inclusione della Sicilia (mancava solo questa Regione), completa l’Anagrafe delle opere incompiute di interesse nazionale. A fine 2013 erano 692. Nel 2014 sono cresciute per raggiungere quota 868. La maglia nera dell’incompiuto italiano, peraltro, è andato proprio alla Sicilia, con i suoi 215 ecomostri, pari a un quarto di tutta Italia. Al sud spiccano le 93 opere da terminare in Calabria e le 81 in Puglia. La Campania è invece tra le regioni più virtuose: 12 opere in totale, mentre nel Lazio sono 54, comunque in calo rispetto alle 82 censite nel 2013. Peggiora invece la Lombardia con 35 opere ancora da completare rispetto alle 19 dell’anno precedente, 35 anche per la Toscana e 34 per il Veneto.

IL TESORETTO
Tra le opere ancora da completare c’è di tutto. Ma è il valore dell’incompiuto a lasciare attoniti. La cifra è da capogiro: stando a quanto risulta a La Notizia in base ai dati ministeriali, le 868 opere incompiute elencate dall’anagrafe sono costate, in totale, oltre 4,5 miliardi di euro. Un vero e proprio patrimonio, che, per conoscere la parola fine, avrebbe bisogno ancora di 2,1 miliardi.

IL CONFRONTO
Ma è il paragone con i dati dell’anno scorso che rende l’idea di come la situazione sia anche peggiorata. Nel giro di un anno, infatti, il costo dell’incompiuto è salito di oltre 600 milioni di euro, attestandosi prima a 2,9 miliardi. Stesso dicasi per quanto riguardi gli oneri per l’ultimazione dei lavori, passati – facendo un conto complessivo – da 1,3 a 2,1 miliardi. Insomma, parliamo di un “cimitero” con un valore potenziale di oltre 6 miliardi di euro. Senza dimenticare che, come denunciato dalle associazioni, queste non sono che stime al ribasso. Niente male. Considerando che trattasi di incompiuto. Appunto.