L’Italicum si è già impantanato

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di Lapo Mazzei

Dopo un’altra giornata di tensioni e fibrillazioni, che sembrano esser diventati il vero leit motiv della trattativa, l’unico vero risultato portato a casa da Matteo Renzi è l’ulteriore rinvio dell’arrivo in Aula della legge elettorale. Un segnale, quello dello slittamento, che dimostra come l’accordo sia ancora lontano. E i con i proclami non si fanno certo le nuove leggi. Anzi. La conferenza dei capigruppo della Camera ha infatti deciso di posticipare l’approdo in Aula da oggi a dopodomani pomeriggio. Un altro duro colpo per Lady Parlamento Maria Elena Boschi che, pomposamente, aveva annunciato il rispetto dei tempi. Chissà di quali parlava. Ormai è evidente a tutti che la palla è passata saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi. Ed è altrettanto chiaro che Renzi deve cambiare tattica in corso d’opera. Mica facile di questi tempi. Anche perché per il 31 è stato deciso il ritorno in assemblea del decreto Ambiente sulla terra dei fuochi. E i renziani non possono certo tirarsi indietro. Un vero e proprio atto di guerriglia parlamentare, dunque, con la quale il sindaco di Fiorenze dovrà iniziare a prendere confidenza. Nelle intenzioni del Pd e di Forza Italia le votazioni sulla legge elettorale erano previste per la fije della settimana. A questo punto non sarà più possibile. E dire che la data di partenza era il 27. Cioè ieri l’altro…

Un colpo all’immagine
Mentre i parlamentari danzano il ballo dello slittamento, il leader del Pd è impegnato nella spigolosa partita a scacchi con il Cav che lo sta costringendo a un vero e proprio catenaccio. La prova è data dall’aver annullato la segreteria del partito, inizialmente prevista per le 7 e 30 di domani mattina. Un duro colpo all’immagine di efficienza e produttività che Renzi si è andato costruendo in queste settimane. Dietro alla retromarcia, oltre allo slittamento dell’aula, ci sono anche gli effetti della trattativa con Silvio Berlusconi. I due infatti, non si sono visti, ma hanno parlato al telefono. Fra i due avversari-sodali c’è stato un lungo scambio di idee sulla legge elettorale, dopo lo stallo dell’altra sera. Le questioni da risolvere sono quelle note: il Cavaliere resiste all’idea di alzare al 38% la soglia per ottenere il premio di maggioranza al primo turno e chiede che venga dato l’ok alla norma cosiddetta “salva-Lega”. D’altro canto il leader del Nuovo centro destra, Angelino Alfano, avrebbe puntato i piedi sul tema delle candidature plurime, ritenendo il divieto troppo penalizzante per il suo partito. C’è poi la richiesta del Pd di prevedere primarie per legge, anche se non obbligatorie. Fonti azzurre, tuttavia, sottolineano che al momento si sarebbero fatti passi in avanti ma che nessuna intesa sulle soglie è stata ancora chiusa, complice anche il fatto che Berlusconi non vedrebbe di buon occhio l’abbassamento delle soglie di ingresso, dal 5 al 4% per i partiti in coalizione e dall’8 al 7% per quelli che si presentano da soli. Resta comunque da parte azzurra una netta chiusura alle preferenze. Tutte questioni tutt’altro che di poco conto.

Il rilancio di Alfano
Nel frattempo, anche se si tratta di un tema collaterale rispetto alla legge elettorale, Alfano prova ad alzare la posta in palio rilancio la questione del rimpasto di governo. «No al piccolo maquillage o rimpastini. Oggi serve un nuovo governo con l’ingresso di ministri riconducibili a Renzi» ha dichiarato il vice premier a Porta a Porta sostenendo che «o Letta è sostenuto pienamente da Renzi o è meglio andare al voto. Se non c’è l’impegno della leadership del Pd non si può proseguire, non si può andare avanti». No, effettivamente non si può….

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