Lo smog inquina pure i dati. Dal 2009 l’Italia è fuori legge. Il 50% delle città oltre la soglia consentita di polveri sottili. Da sette anni nulla è cambiato

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di Antonio Acerbis

Conviene fare un bel respiro prima di leggere questo pezzo. Anzi, no. Meglio non respirare a pieni polmoni visti i dati che emergono dal rapporto di Legambiente “Mal’Aria”. Già, perché l’attenzione – giusta – che si è riversata sul problema dello smog a fine 2015, in realtà, nasce da molto prima. Ma partiamo proprio dai dati relativi all’anno appena concluso. Dal dossier, infatti, emerge come in realtà le città coinvolte siano molte di più. Il problema, insomma, è più o meno omogeneo lungo tutto lo Stivale. Basti questo: delle  90  città  monitorate  da  Legambiente  ben 48 (il 53%) hanno superato la soglia dei 35 giorni consentiti per  legge  nel  2015.  Oltre la metà.

LA RELAZIONE – E dove la situazione più critica? Se uno assecondasse la vulgata risponderebbe immediatamente Milano. E invece no: al primo posto di questa speciale classifica, la maglia nera (è proprio il caso di dirlo) va a Frosinone, dove i giorni di superamento  sono  stati addirittura  115. Seguono  Pavia con  114  giorni, Vicenza con 110 e poi Milano (101) e Torino (99). Questo, però, non deve far pensare che lo smog non abbia colpito anche città di media e piccola grandezza. Tutt’altro. Anche qui può essere utile ricordare qualche dato. Per dire: in Veneto il 92% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti, in Lombardia l’84%, in Piemonte l’82%, il 75% delle centraline sia in Emilia Romagna che in Campania.

FUMO NEGLI OCCHI – Ma non è finita qui. Perché la vera assurdità è andare a vedere quando queste città hanno superato i livelli di polveri sottili consentiti dalla legge. Si dirà, anche in questo caso: certamente a dicembre, quando è scoppiato tutto il bubbone. Siamo proprio sicuri? E invece no. Per dire: Frosinone ha raggiunto il limite del 35esimo giorno di superamento il 16 febbraio scorso, Pavia e Torino, rispettivamente seconda e quinta in classifica, il 22 e il 27 febbraio e Milano il 10 marzo. E ciò, ovviamente, vuol dire che il livello si superava verosimilmente già dai primi giorni dell’anno. Ma facciamo un altro passo in avanti. Anzi, pardon, indietro. Già perché, secondo i dati Legambiente, dal 2009 ad oggi non è cambiato assolutamente nulla. Per il PM10, il numero di città che ha superato i 35 giorni previsti dalla legge è stato di 48 nel 2015, “esattamente in linea con  la media del numero di  città che, nelle classifiche di  Legambiente, hanno oltrepassato  la  soglia  normativa dal 2009 ad oggi”.

TUTTO TACE – Non solo. Il dato che fa più riflettere però, sempre confrontando i sette anni tra il 2009 e il 2015, è di come nelle classifiche redatte ogni anno le città coinvolte siano le stesse. Segno che nel giro di 7 anni nulla di nulla è stato fatto. Qualche esempio? Ben 66 città compaiono almeno una volta nelle classifiche passate e di queste 27 (il 41%) lo ha fatto sistematicamente 7 anni su 7. Tra le altre ricordiamo Alessandria, Napoli, Piacenza, Torino, Verona e Roma. Altre 12 città – il 18% – lo hanno superato 6  anni su 7 (tra le tante Avellino, Bologna, Terni, Palermo), mentre 4 città (il 6%) 5 anni su 7 (Cagliari, Firenze, Forlì e Lucca). I dati, insomma, dicono chiaramente che l’emergenza è più che cronica. Con tutto quello che ne consegue: danni per la salute, innanzitutto; ma anche danni economici. A cominciare dalle due procedure d’infrazione (vedi box sopra) avviate dall’Europa contro il nostro Paese. Secondo Legambiente, insomma, non c’è da stupirsi se dovesse arrivare una pesantissima multa che – ovviamente – sarà seguita dal coro di indignazione dei nostri politici.