Lo Stato c’è. Ora l’Europa segua il nostro esempio. Il Governo impugna il bazooka. Manovra Cura Italia poderosa

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Fino a sabato sera il decreto chiamato a fronteggiare l’emergenza del Coronavirus, tanto sul fronte sanitario quanto su quello economico, viaggiava sui 16 miliardi. Ma il ventaglio delle misure inserite avrebbe rischiato di disperdere le risorse nei vari capitoli del maxi decreto omnibus (oltre 100 pagine) che ieri ha visto la luce. E così, dopo un pre-consiglio domenicale fiume di otto ore, non immune ai tira e molla tra i partiti sulle poste in ballo, si è deciso di utilizzare l’intera cifra autorizzata dal Parlamento: 25 miliardi. Che attiverà flussi di denaro per 350 miliardi, come spiega il premier al termine del Cdm che ha battezzato il provvedimento col nome di decreto cura Italia.

IL TESTO. “E’ una manovra economica poderosa: non abbiamo pensato e non pensiamo di combattere un’alluvione con gli stracci e i secchi. Stiamo cercando di costruire una diga per proteggere imprese, famiglie, lavoratori”, dice Giuseppe Conte. E per la salute delle persone, per il potenziamento del sistema sanitario, per le famiglie, per chi lavora e per chi fa impresa questo decreto è una prima risposta. “Nessuno deve sentirsi abbandonato”, spiega l’avvocato pugliese. “Siamo stati i primi a mettere in campo 25 miliardi di denaro fresco a beneficio del sistema economico italiano”. Ma si tratta di un primo segnale. “Siamo consapevoli che non basterà: dovremo predisporre misure per il tessuto economico e sociale fortemente intaccato” dall’emergenza “con un piano di ingenti investimenti con una rapidità che il nostro paese non ha mai conosciuto prima”. Le linee guida saranno “semplificazione, innovazione e alleggerimento delle tasse”. Il numero uno del Mef, Roberto Gualtieri, parla di un nuovo decreto ad aprile che potrà contare sui fondi europei. L’Italia, rimarca con orgoglio Conte, può fare scuola: “Possiamo parlare di modello italiano non solo per la strategia di contrasto sanitario ma anche di un modello italiano per la strategia di risposta economica. L’Ue ci segua”.

GLI INTERVENTI. Dell’intero pacchetto da 25 miliardi, 3,5 vanno ad irrobustire il sistema sanitario nazionale e la protezione civile. Al capitolo molto corposo di sostegno all’occupazione e al reddito, affinché nessuno perda il posto di lavoro a causa del Coronavirus, vanno 10 miliardi. Poi c’è la fortissima iniezione di liquidità nel sistema creditizio che mobilita appunto circa 350 miliardi di finanziamenti all’economia reale. Il quarto asse è invece il fisco con lo stop al versamento di tasse e contributi. E infine il quinto è focalizzato sui settori particolarmente feriti dall’emergenza come quello dei trasporti (vedi la spinosa questione del dossier Alitalia). “Sono davvero orgoglioso – dice il premier – perché sono partecipe di questa grandiosa comunità che addirittura ho l’onore di guidare in questo frangente così complesso per la nostra storia”.

I GUASTATORI. In un tweet Conte dice “grazie alle forze politiche, comprese le opposizioni, ai governi locali, ai sindacati, alle categorie imprenditoriali e professionali per il prezioso contributo” che hanno dato per la stesura del decreto. Ma le opposizioni mugugnano: va migliorato. Lo dicono a gran voce Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Per il numero uno di FdI che chiedeva 30 miliardi ora i soldi stanziati dal governo sono appena “sufficienti per affrontare le prime settimane ma serviranno almeno altrettante risorse”. Si accoda Matteo Renzi (“Il decreto è un primo passo, ma serve molto altro”) la cui Italia viva però fa parte della maggioranza.

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di Gaetano Pedullà

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