Lo Stato spegne i pompieri. Ko l’assicurazione sanitaria

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di Fabrizio Di Ernesto

Tempi sempre più duri per i vigili del fuoco; i pompieri infatti si ritrovano ora anche senza assicurazione sanitaria. Paradossale per un corpo che a differenza di altri non può nemmeno disporre della copertura Inail. A lanciare la denuncia il sindacato di base Ubs, secondo cui ancora una volta lo Stato sembra aver abbandonato questo corpo al proprio destino, tanto che si tratta dell’unico caso simile in tutta l’Europa, con la questione resa ancora più drammatica in considerazione del tipo di lavoro svolto, con tutti i rischi ad esso connesso, dai vigili del fuoco. Particolare secondario, a quanto pare, per le nostre istituzioni. Il problema nasce dal fatto che la polizza assicurativa stipulata dal comando centrale è scaduta lo scorso dicembre, anche se la copertura si è protratta fino allo scorso marzo. E ora il loro istituto, l’Onavf, non è più in grado di pagare il premio, che si aggira intorno ai 2,5 milioni di euro annui, anche perché l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, ha stabilito un taglio del 75% ai fondi di questo ente.

Categoria a pezzi
Come anticipato sopra però l’assicurazione privata per questo corpo è fondamentale visto che i vigili del fuoco non sono coperti dall’Inail per gli eventuali infortuni sul lavoro. Di conseguenza ora quando un pompiere si fa male durante il servizio deve provvedere a proprie spese alle cure necessarie, salvo poi poter chiedere il rimborso al corpo che lo concede una volta riconosciuta la causa di servizio, anche se l’iter può durare svariati anni. La mancanza di una qualche assicurazione sanitaria è solo la punta di un iceberg che mostra un corpo messo letteralmente in ginocchio dagli ultimi tagli, come evidenziato simbolicamente sabato scorso a Pisa durante un apposito flash mob cui hanno partecipato una cinquantina di vigili del fuoco toscani. Attualmente sono in servizio 27mila permanenti operativi sui mezzi di primo intervento, oltre ai tanti volontari, circa 57mila, iscritti nell’apposito albo nazionale; i concorsi sono fermi al 2008 e il Parlamento ha pensato di introdurre altri 25mila volontari nel triennio, quasi volesse arrivare ad una forza volontaria e non più permanente, nonostante ciò comporti una forte perdita di professionalità visto che i volontari vengono formati in appena 150 ore mentre gli effettivi in 2000. Il turn over è infatti bloccato all’80%, le carriere sono ferme; per poter garantire un servizio alla comunità sempre più spesso viene autorizzata l’apertura di una nuova caserma di pompieri senza però tenere conto degli interventi effettuati in quella zona; lo stipendio medio si aggira intorno ai 1500 euro mensili e per ogni servizio domenicale si ricevono in aggiunta appena 12 euro in più, ovvero uno l’ora cui poi vanno aggiunti i 3,7 per la mensa.

Pagamenti lenti
La fine dell’anno sta poi mettendo in evidenza la situazione in tutta la sua tragicità: in alcuni comandi i vigili di servizio spesso devono passare il gasolio da un mezzo ad un altro per poter uscire ad effettuare gli interventi richiesti; cresce il numero dei fornitori che esasperati dai ritardi nei pagamenti da parte del ministero minacciano di bloccare le consegne. Le vetture cadono a pezzi e se prima con il “fondo riparazione mezzi” riuscivano ad arrivare a settembre adesso non si riesce a coprire nemmeno la prima metà dell’anno. Ora per riparare un mezzo, si deve attivare una procedura straordinaria: una richiesta del comando provinciale alla direzione regionale che la invia a Roma. Se dalla Capitale non rispondono entro 10 giorni, scatta il silenzio-assenso e la riparazione può essere effettuata anche se molte officine declinano visto che il ministero non paga prima di un anno. La scure dei tagli alla spesa pubblica sembra essersi abbattuta in particolar modo sui vigili del fuoco che ora vedono perfino messa a repentaglio la loro salute e la possibilità di ricevere cure adeguate dopo un eventuale infortunio.