Renziani e Destre a tutta lobby. Affossata la legge sulla trasparenza. Da Iv a Forza Italia contro la norma che chiude per tre anni le porte girevoli tra affari e politica

La maggioranza si è spaccata sulla proposta di legge che regolamenta l’attività di lobbing e che dovrebbe approdare in Aula alla Camera domani.

C’era – forse – da aspettarselo. Quel che è certo è che in Italia i tempi non sembrano mai essere maturi per avere maggiore trasparenza sull’attività di lobbing. Ieri, infatti, la maggioranza si è spaccata in commissione Affari costituzionali a Montecitorio proprio sulla proposta di legge che regolamenta l’attività di lobbing e che dovrebbe approdare in Aula domani. I propositi, dunque, non sono dei migliori.

AUDIZIONE IN SENATO DI MATTEO RENZI

TUTTO FERMO. Ma su cosa ci si è divisi? Innanzitutto sul divieto per i ministri di svolgere per tre anni attività di lobbing al termine del mandato. Sul punto infatti Iv, Fi e Lega (ma anche Fdi) si sono espressi contro, nonostante il governo, con il sottosegretario Deborah Bergamini avesse dato parere favorevole. Chi invece non ha avuto dubbi sull’esigenza di una legge in questo senso è stato il Movimento cinque stelle.

A farsi portatore del malcontento è stato il presidente della Commissione, Giuseppe Brescia, che ha chiesto “lealtà” agli altri partiti di maggioranza. Una lealtà che di fatto non è arrivata. Diversi deputati del Pd, invece, hanno sottolineato un dato (che per molti in realtà era già ovvio): l’Italia viva di Matteo Renzi ha votato compatto con il centrodestra.

DIETROFRONT A CATENA. Ma qual è stato l’iter di questa proposta? Ad agosto la Commissione ha assegnato il testo base redatto dalla relatrice, Vittoria Baldino (M5S), che ha fatto sintesi di tre ddl: uno del Pd (prima firma Marianna Madia), uno di Iv (Silvia Fregolent) ed uno di M5s (Francesco Silvestri). L’elemento che innerva la proposta è la trasparenza dell’attività dei portatori di interessi, per i quali è istituito un Registro in cui inserire gli iscritti e la loro attività.

Il testo della Baldino escludeva dalla possibilità di iscriversi al Registro per tre anni dopo la fine del mandato tutti i “decisori pubblici”, vale a dire “i membri del Parlamento e del Governo”, gli amministratori delle Regioni e dei Comuni con più di 300mila abitanti e i membri delle autorità indipendenti. Visti i numerosi emendamenti, dopo una serie di riunioni, Baldino aveva proposto giovedì una riformulazione su cui il governo, con Bergamini, aveva dato parere positivo, e che già ieri sarebbe dovuto essere posto ai voti. Al che ecco il primo passo indietro: la riformulazione escludeva dall’iscrizione al Registro solo per un anno esclusivamente i membri del Governo nazionale e regionale, mentre per i parlamentari e gli altri soggetti l’esclusione valeva solo durante il loro mandato.

Ma ieri è stata posta in discussione anche questa presentazione. Da chi? Proprio dalla renziana Fregolent e da tutto il centrodestra. A protestare, come detto, è stato soprattutto il Movimento cinque stelle: “Una parte della maggioranza – ha detto al termine della seduta Giuseppe Brescia – non vuole proprio questa legge. M5s è anche andato incontro a una serie di richieste, ma non basta mai. È inaccettabile che in conferenza dei capigruppo si dia l’assenso a portare il testo in Aula, salvo poi accomodarsi di traverso in Commissione. Chiediamo lealtà ai partiti di maggioranza”. “Il problema non è più di merito – ha sottolineato ancora Stefano Ceccanti, capogruppo del Pd in ​​Commissione – vuol far pesare i propri voti, anche in vista del voto per il Quirinale”.

LO STATUS ATTUALE. Resta l’incredibile ritardo italiano su una maggiore trasparenza dei portatori d’interessi. Nel registro del ministero dello Sviluppo economico figurano 2.283 soggetti iscritti, ma l’agenda sembrerebbe non aggiornata considerando che l’ultimo incontro registrato del ministro Giancarlo Giorgetti risale al 31 agosto 2021. Ad avere un suo registro è la Camera dei Deputati. Peccato che di trasparente ci sia ben poco dato che al di là di un lungo elenco di nomi e società (270 in tutto) non c’è nulla che rimandi a eventuali incontri tenuti con i singoli deputati.

Grasso che cola, però, in confronto al Senato: a Palazzo Madama, infatti, nonostante i numerosi tentativi fatti sia nella scorsa legislatura che in quella attuale, non ci sono elenchi, né provvedimenti sui portatori d’interesse. E a quanto pare neanche la volontà di introdurli.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 15:12
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