Lombardia e Sicilia zone rosse. E dodici regioni arancioni. Domani scattano le nuove misure di contenimento. L’Italia festeggia il primo milione di vaccinati

ROBERTO SPERANZA
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Le feste sono finite. Oggi entra in vigore il nuovo Dpcm e ben 12 regioni da domani finiscono in zona arancione: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Umbria, Abruzzo, Puglia e Calabria. Ma c’è chi sta peggio. Lombardia, Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano saranno le prime zone rosse del 2021. Ci saranno anche zone gialle: Provincia autonoma di Trento, Toscana, Sardegna, Molise, Campania e Basilicata. E’ così che il Governo, nel giorno in cui si supera il milione di vaccinati, mette in atto una nuova stretta, sempre differenziata per territori, per evitare un lockdown totale.

Le ultime modifiche al Dpcm sono state illustrate dall’esecutivo nella riunione con le Regioni, i Comuni e le Province, precedute da una premessa del ministro della Salute, Roberto Speranza: “La situazione non può essere sottovalutata, lavoriamo insieme tempestivamente per anticipare le restrizioni per evitare una nuova, forte ondata” del virus. Nessun passo indietro, dunque, con il rinnovo di tutte le misure già in vigore a partire dal coprifuoco dalle 22 alle 5 e l’inasprimento delle soglie per accedere alle zone con restrizioni, introdotte con il decreto approvato mercoledì: con Rt 1 o con un livello di rischio alto si va in arancione, con Rt a 1,25 in rosso.

La nuova regola sulle scuole prevede che gli alunni delle superiori delle Regioni gialle e arancioni torneranno a scuola lunedì 18 gennaio almeno al 50 per cento della presenza, salvo ordinanze regionali più restrittive. Se da un lato a mandare in rosso la Lombardia sono i numeri, dall’altro lato a far scattare le restrizioni più dure in Sicilia è la richiesta del presidente Nello Musumeci, che promette di procedere autonomamente se da Roma non dovesse arrivare il via libera. Per gli spostamenti tra regioni c’è da fare un’analisi a parte. Perché il divieto di spostamento anche tra regioni gialle sarà in vigore fino al 15 febbraio.

Fino al 5 marzo sarà invece valida la regola che consente una sola volta al giorno ad un massimo di due persone di andare a trovare parenti o amici nella regione, se questa è in zona gialla, o nel comune se è in zona arancione o rossa. E sempre fino a inizio marzo sarà possibile spostarsi nelle regioni arancioni dai comuni con una popolazione non superiore ai cinque mila abitanti, per una distanza non superiore ai 30 chilometri e mai verso i capoluoghi di provincia. Confermato anche il divieto della vendita da asporto per i bar dalle 18

Il provvedimento non interessa ristoranti e pizzerie che quindi potranno continuare con l’asporto e il delivery senza limiti. Il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha garantito, nonostante la crisi di governo, massima priorità per i ristori a tutte le attività costrette a fermarsi. Tra queste c’è lo sci. Gli impianti, per ora, rimarranno chiusi fino al 15 febbraio. Potranno poi aprire “solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle province autonome e validate dal Comitato tecnico scientifico, rivolte ad evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”.

Chiuse anche palestre e piscine così come cinema e teatri. È confermata, invece, l’apertura dei musei, ma solo nelle regioni gialle e solo nei giorni feriali. Con il decreto viene anche introdotta una zona bianca, in cui le uniche restrizioni sono il distanziamento e l’uso della mascherina. Ma i parametri per entrarci, ovvero 3 settimane consecutive di incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti e un rischio basso, fanno sì che ci vorranno mesi prima che una regione possa diventarlo. Ora che le vacanze sono finite, però, gli esperti avvertono che “un nuovo rapido aumento nel numero di casi nelle prossime settimane è possibile, qualora non venissero mantenute rigorosamente misure di mitigazione sia a livello nazionale che regionale”.

Allo stato attuale, infatti, il Paese è lontano dai livelli che permetterebbero il completo ripristino sull’intero territorio nazionale dell’identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti. Anche negli ospedali di 12 regioni c’è un tasso di occupazione della terapia intensiva che continua a essere sopra la soglia critica. Ma nonostante tutto la provincia di Bergamo chiede di essere esclusa dalla zona rossa in cui finirà tutta la Lombardia a partire da domani. Il motivo, spiegano il sindaco Giorgio Gori e il presidente della provincia Gianfranco Gafforelli, è che “qui l’incidenza dei contagi è molto più bassa che altrove: con 61 nuovi casi ogni 100mila abitanti, Bergamo è ben al di sotto della media regionale″. Ribadiscono, inoltre, che “tali limitazioni sono necessarie e doverose ovunque gli indicatori di diffusione del contagio segnalino situazioni di pericolo. Dove viceversa le condizioni epidemiologiche siano oggettivamente migliori, riteniamo si giustifichi l’esenzione”.