L’ombra di Lotito sulla Nazionale

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Di Massimiliano Nerozzi per La Stampa

Antonio Conte dice che la Nazionale dovrebbe diventare come un club, Claudio Lotito deve averlo preso alla lettera. Con Carlo Tavecchio in sala d’attesa per la sentenza della Uefa sul caso Optì Pobà, c’era bisogno di un presidente (di club), così lui s’è messo a disposizione, sul prato e fuori.

Mercoledì scorso, durante l’ultimo allenamento degli azzurri, s’è presentato in campo con la tuta dell’Italia e l’altra notte, dentro al San Nicola, scorrazzava nel tunnel che porta agli spogliatoi. Da padrone di casa. Pare che non tutti i giocatori abbiano gradito: «E questo cosa ci fa qui?» Anche se la migliore era una battuta della sera precedente, sull’uscio di Italia-Olanda: «Ma gioca la Lazio?»

Si dirà, e lui dirà: in fondo Lotito è un consigliere federale. Anche se poi ce ne sarebbero altri 24 di consiglieri, e non sembra siano soliti aggirarsi in tenuta da jogging, con cravatta sotto. «Qui non conoscono le regole – quasi s’indigna il numero uno della Lazio – tra l’altro faccio anche parte del comitato di presidenza».

Ergo: «Io posso entrare dove voglio». Eppure, c’è una misura nelle cose: est modus in rebus, direbbe Lotito (e anche Orazio). Invece no. Meglio stravincere: dopo aver trascinato alla presidenza della Federcalcio Tavecchio è tempo di green carpet. E quando non c’è l’azzurro della divisa per farsi notare, bastano i modi.

Finita la partita, dopo il tour dalle parti dello spogliatoio, comunque non varcato, almeno sembra, Lotito è uscito circondato da steward e personale di scorta: tutta gente che allungava le mani sulle telecamere, con i giornalisti olandesi increduli. Per poi filare via con il lampeggiante.

A un pezzo del gruppo azzurro, la due giorni non è sfuggita, perché dal 2006 in poi l’Italia è sempre stata un’enclave separata, e riparata, rispetto ai veleni del campionato. Una specie di territorio neutrale dove infilar si la stessa divisa. Lì dentro non si è della Juve, del Milan, della Roma o della Lazio, ma di un mix al di sopra di ogni polemica.

Figurarsi la visione di un presidente e neppure troppo taciturno. E quando era lontano sull’erba, Lotito scortava Tavecchio ovunque, da bordo campo alla sala stampa: nemmeno fosse un tutor. Potrebbe apparire imbarazzante. Non per lui: «Macché, sono andato negli spogliatoi per prendere la maglia di De Vrji, che l’aveva promessa a mio figlio».

Ah, ecco. La foto di Lotito in azzurro non è piaciuta neppure ad alcuni club, che l’hanno vista come una gita fuori luogo. «Non conoscono le regole». Non resta che arrendersi. In fondo lui l’aveva detto, stavolta scomodando Pascoli: «Dobbiamo valorizzare il fanciullo che è in noi». Così s’è messo la tuta e ha guardato i campioni da bordo campo: il sogno di ogni bambino.

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