Longo commissario alla Sanità in Calabria. Il Governo nomina il prefetto che decimò i casalesi. Con gli arresti dei latitanti Iovine, Zagaria e Schiavone

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Gli scongiuri sono quasi obbligatori. Dopo due dimissioni (Saverio Cotticelli e Giuseppe Zuccatelli), il passo indietro di Eugenio Gaudio, e le candidature bruciate nell’arco di poche ore di Narciso Mostarda, Luigi Varratta, Agostino Miozzo, finalmente il governo è riuscito a trovare la quadra sul nome del commissario alla Sanità in Calabria. Con un Consiglio dei ministri lampo è stato deciso che ad assumere l’incarico per “l’attuazione del vigente piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria” sarà il prefetto Guido Longo. “Un uomo delle istituzioni, che ha già operato in Calabria, sempre a difesa della legalità”, scrive sui social il premier Giuseppe Conte.

Per oltre 40 anni Longo ha lavorato nell’amministrazione dell’Interno, ricoprendo importanti incarichi come questore e come prefetto. Classe 1953, nasce a Catania. Laureatosi in giurisprudenza, nel 1979 viene assegnato alla questura di Reggio Calabria con l’incarico di dirigere una sezione della locale squadra mobile, successivamente, ricopre l’incarico di dirigente della sezione omicidi, coordinando importanti operazioni di rilievo internazionale. Poi è la volta di Palermo, nel periodo delle stragi nel ‘92, Napoli, Roma, Caserta dopo la strage di Castelvolturno, e poi nuovamente Reggio e Palermo.

A lui si devono, in Campania, i risultati di importanti operazioni antimafia, tra cui la cattura dei superlatitanti dei casalesi Antonio Iovine, Michele Zagaria e del capo assoluto del clan Francesco Schiavone detto “Sandokan”. è stato prefetto di Vibo Valentia dal marzo 2017 al 30 maggio 2018, quando si è congedato per sopraggiunti limiti di età. “Ho accettato di fare il Commissario per la Sanità come atto d’amore verso la Calabria, che è la regione in cui mi sono formato professionalmente come funzionario di polizia. Il mio è anche un dovere istituzionale verso il governo, che mi ha scelto e che ringrazio”, ha dichiarato Longo.

Il M5S benedice la nomina: “Un uomo che da sempre si è battuto per la legalità e contro la criminalità organizzata, è la scelta giusta per la sanità calabrese. Con questa decisione lo Stato saprà far sentire la sua presenza”, dichiara il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. “Sono certo che la sua esperienza da servitore dello Stato nel contrasto alla mafia e in difesa della legalità potrà essere di grande aiuto nella gestione dell’emergenza sanitaria Covid-19”, commenta Vito Crimi. L’ipotesi di Miozzo era saltata in mattinata: il coordinatore del Cts pretendeva “super poteri”.

Non avevano passato il vaglio dell’esecutivo, precedentemente, né Mostarda, medico che dirige la Asl Roma 6, né Varratta già prefetto a Reggio Calabria. Il Movimento 5 Stelle, che sosteneva Varratta, si era messo di traverso sulla proposta di Mostarda, considerato vicino al Pd, avendo questi ricoperto il ruolo di assessore dem al comune di Frosinone. Cotticelli si era, invece, dimesso dopo aver scoperto che toccava a lui redigere il piano Covid mentre di Zuccatelli erano emersi video imbarazzanti in cui rinnegava l’utilità delle mascherine. Gaudio si era ritirato per motivi personali: la moglie non gradiva il trasferimento a Catanzaro. Ma ormai tutto questo appartiene al passato.

Il presidente facente funzioni della Giunta regionale della Calabria, Nino Spirlì, garantisce al commissario “massima collaborazione”, “fermo restando – dice – che lo strumento del commissariamento resta per noi un’offesa alla capacità istituzionale dei calabresi”. Ieri la Calabria ha avuto un motivo in più per festeggiare: è uscita dalla zona rossa ed è entrata in quella arancione.

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di Gaetano Pedullà

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