L’oro rosso ora è italiano. E a pagare siamo noi

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di Nicoletta Appignani

L’oro rosso non è più quello degli zingari. Sono sempre di più gli italiani che rubano il rame, sempre più numerosi quelli che lo riciclano. Un mercato nero che, malgrado le numerose operazioni delle forze dell’ordine, non si ferma mai, anzi aumenta. Soltanto nei primi 4 mesi del 2013, l’Acea ha già subito danni per oltre 500mila euro, tra illuminazione pubblica e privata. E non solo. Perché alle solite bobine, chilometri e chilometri di fili rubati, si aggiungono adesso anche i furti dei trasformatori, del valore di 100mila euro l’uno. Per non parlare poi delle Ferrovie dello Stato, che nel primo trimestre 2013 sono state vittime di quasi 600 furti, con il conseguente coinvolgimento di 2.224 treni, per oltre 42 mila minuti di ritardo. 700 ore. Un danno economico che in tre anni, quelli dal 2010 al 2012, si è tradotto in 31 milioni di euro.

Il giro d’affari
Cimiteri, centrali elettriche e linee ferroviarie prese di mira da ladri improvvisati o specializzati, a volte ex operai, spesso assoldati dagli stessi ricettatori che poi quel rame sono disposti a comprarlo sotto banco, pagandolo meno della metà del prezzo di mercato, che si aggira intorno ai 7 euro al chilo. Furti che poi paga la collettività, con gallerie che rimangono senza illuminazione, treni che accumulano ritardi: circa 250mila minuti negli ultimi tre anni. Ovvero 180 giorni. La bellezza di sei mesi.
“La sicurezza per quanto riguarda la circolazione non è mai a rischio perchè i sistemi segnalano immediatamente l’anomalia” – spiega Franco Fiumara, direttore Protezione Aziendale del gruppo Ferrovie dello Stato italiane.
Ma i danni alla collettività sono enormi: migliaia di persone arrivano tardi a lavoro, perdono appuntamenti, coincidenze. A volte il nervosismo sfocia in violenza, la Polizia interviene, arrivano le denunce”.
E martedì scorso a Foggia si è riunito l’Osservatorio nazionale sui furti di rame, organismo costituito il 24 febbraio 2012 di cui fanno parte il Ministero dell’Interno, Ferrovie dello Stato Italiane, Agenzia delle dogane, Enel, Telecom Italia e Anie.
E si è discusso della proposta di legge per la creazione di un reato ad hoc.
“Abbiamo scelto Foggia – continua Fiumara – perchè è una provincia molto colpita, soprattutto per quanto riguarda le linee telefoniche. E il Prefetto ha sempre manifestato molta sensibilità sulla materia”.

Quando cala la sera
Le telecamere spesso sorprendono anche i sopralluoghi durante il giorno. Ladri che vanno a controllare i binari e tornano durante la notte. E se non si tratta di esperti, i danni sono anche peggiori di quelli causati dai “professionisti del mestiere”. A volte, dopo aver tagliato i cavi, i criminali li nascondono in un luogo appartato, non troppo distante. Così possono scappare indisturbati, senza paura di essere colti sul fatto. E per questo non è raro che il personale delle Ferrovie riesca a recuperare il bottino, anche se ormai il danno è stato causato. Ogni notte almeno un furto viene sventato dagli operai che sono costretti a sorvegliare le linee più colpite. Le regioni più a rischio sono quelle del sud: Sicilia, Puglia, Calabria e Campania. Ma i danni si registrano anche sulla linea del Piemonte, quella ad alta velocità. O che lo sarebbe, se non fossero intervenuti i malviventi. Ciò che comunque allarma le società vittime di questo fenomeno, è chi si cela dietro ai piccoli furti. Un mercato enorme di cui ancora si sa troppo poco.

A caccia di materie prime
In passato diverse operazioni delle forze dell ordine hanno accertato che i furti talvolta vengono eseguiti addirittura su commissione.
Difficile però che chi compra il prodotto già lavorato, magari qualche fonderia, possa incappare in reati più gravi dell incauto acquisto. Per la ricettazione infatti è necessario dimostrare che il compratore sia a conoscenza della provenienza illecita del rame, come è accaduto ieri ad un 40enne residente a Gattatico, vicino a Reggio Emilia, accusato di essere il mandante di un furto di pluviali nelcimitero di Sant’Ilario.
Mentre negli anni scorsi sono stati scoperti depositi di oro rosso rubato e già stoccato, pronto per essere spedito in Cina. Il gigante asiatico affamato di materie prime. E pronto a procurarsele ad ogni costo.

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