L’orrore in nome di Satana

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di Marialuisa Di Simone
Gennaio 2004. In uno chalet di Golasecca (Varese), viene ritrovato il corpo della ventisettenne Mariangela Pezzotta, ferita a colpi di pistola e badilate, e sepolta ancora viva. Per l’omicidio vengono arrestati il trentenne Andrea Volpe e la fidanzata diciannovenne Elisabetta Ballarin che confessano il crimine ma accusano un terzo ragazzo, Nicola Sapone, di esserne il mandante. Le indagini portano a riaprire il caso di due ragazzi scomparsi nel 1998, Fabio Tollis e Chiara Marino, trovati sepolti poco dopo nel bosco di Somma Lombardo. Seguiranno altri arresti: Paolo Leoni, Mario Maccione, Eros Monterosso, Pietro Guerrieri e Marco Zampollo, accusati degli assassini nell’ambito di riti satanici riconducibili al gruppo delle “Bestie di Satana”. Nel 2007 la Cassazione conferma le condanne della Corte d’Appello di Milano: ergastolo per Sapone e Leoni (i “leader della setta”), pene che vanno dai 19 ai 29 anni per gli altri ragazzi (tranne Guerrieri che avrà quasi 13 anni), tutti responsabili a vario titolo dei tre omicidi e dell’istigazione al suicidio di Andrea Bontade. Dal carcere Maccione ha parlato di 18 delitti tra assassini e casi di suicidio sospetti, mentre Paolo Franceschetti, legale degli ergastolani, ha chiesto la revisione del processo.
Realtà e finzione
A dieci anni dagli arresti, la terribile storia delle “Bestie di Satana” approda al cinema. Da giovedì prossimo sarà nelle sale con Distribuzione Indipendente “In Nomine Satan”, film low-budget (40mila euro) scritto da Stefano Calvagna e girato in dieci giorni dall’esordiente Emanuele Cerman. La trama attinge dalle ricostruzioni processuali e mediatiche (cambiano nomi, luoghi e qualche particolare dei fatti), rivelandosi tuttavia attraverso un punto di vista completamente diverso.
Menti manipolate?
Cerman è convinto che la decisione dei giudici sia stata arbitraria e che dietro le “Bestie” ci sia un’organizzazione più potente e strutturata (i simboli sono quelli massonici) di qualche ragazzino imbottito di droghe. Tesi deducibile da un’attenta visione del film e confermata dallo stesso regista. “La vicenda è ancora avvolta nel mistero – dice Cerman – e i ragazzi stanno scontando pene troppo alte per le loro colpe. Credo che dietro alle loro azioni ci sia qualcuno capace di arrivare a manipolarne le menti”.
L’altra verità
Nel racconto Volpe (alias Andrea Lepri, interpretato da Federico Palmieri) è il finto debole (si dichiara incapace di intendere e di volere) che accusa gli amici per salvare la pelle. E Sapone non è il mandante dell’omicidio Pezzotta, né il killer animato da una forza oscura, ma un esaltato con un passato familiare infelice che uccide per “diventare famoso”. Rivelatorio, in questo senso, è il sogno del procuratore Antonio Pizzi (nella finzione si chiama Roberto Pozzo ed è interpretato da Calvagna), dove il diavolo che ha per ancelle moglie e figlia del pm, lo ammonisce: “tu mi hai cercato fuori di te, invece io sono sempre stato accanto a te”. Concetto ribadito nel finale che, insinuando il dubbio (il male è nella casa del giudice?), accusa Pizzi di aver manipolato i fatti e dunque di aver condannato degli innocenti. Sarà un caso che “In Nomine Satan” arrivi in sala (è stato girato due anni fa) a due mesi dalla morte del procuratore?